20 marzo 2013

Lite fra Crocetta e Cancelleri chi ha abrogato le Province?

Lite fra Crocetta e Cancelleri chi ha abrogato le Province?:
Nel voto per l’abolizione delle Province anche senza l’appoggio del M5S avremmo avuto la maggioranza di due voti ma abbiamo voluto comunque creare una coalizione ampia. E’ una vittoria comune, non ci prendiamo il merito, cerchiamo invece di lavorare tutti insieme”.
A dirlo è il Presidente della Regione Rosario Crocetta che lancia, così, la corsa finalizzata a rivendicare il merito di una legge che dovrebbe cassare le Province o almeno le elezioni democratiche dei rappresentati provinciali.
Una precisazione che ai 5 stelle, però, non è piaciuta affatto. A rispondere al Presidente della Regione è il capogruppo all’ars  Giancarlo Cancelleri: “L’abolizione delle Province è merito soprattutto nostro, che abbiamo riportato il dibattito sulla giusta strada, quando il governo sembrava optare per una riforma differente, che anziché abolire l’ente lo rinforzava. E sul voto, a differenza di quanto dice Crocetta, siamo stati determinanti”.
Ma la vicenda Province sembra tutt’altro che chiusa. A prescindere dal voto finale e dalla pubblicazione in gazzetta ufficiale con i relativi tempi, l’Unione delle province è pronta a dare battaglia da un punto di vista costituzionale e già domani i 9 presidenti delle Province siciliane presenteranno i loro motivi di opposizione. Una scelta pienamente condivisa dall’Upi, l’Unione nazionale delle province: “In Sicilia si sta facendo un’operazione di trasformismo, una legge bandiera che non affronta i veri nodi e che non fa che aggiungere nuova burocrazia – si legge in una dura nota del presidente dell’Unione delle Province d’Italia, Antonio Saitta-, cosi’ si rischia di passare dalle 9 Province attuali a 33 Consorzi e 3 Citta’ metropolitane”.
Sarebbe questa la semplificazione? L’unico risultato della Legge Crocetta – incalza Saitta – è il Commissariamento delle Province, ovvero la sostituzione della democrazia con il sottogoverno”. Il presidente dell’Upi si chiede quindi ”perché non si sia affrontato seriamente il tema dei costi della politica e dell’amministrazione della Regione Siciliana.
Ma l’affondo è ben più consistente e sposta l’attenzione dalle Province alle spese regionali: “Se si partisse dai dati del Ministero dell’Economia, e non da inutili slogan, sarebbe chiarissimo a tutti dove intervenire per ridurre la spesa pubblica regionale”. La spesa della Regione Siciliana nel 2012 – evidenzia l’Upi – è stata di oltre 9 miliardi di euro, quella dei Comuni di 4,5 miliardi e quella delle Province di 600 milioni. Il personale politico della Regione costa a ciascun cittadino siciliano quasi 33 euro l’anno, quello delle 9 Province insieme 3 euro. In regione sono assunti oltre 17 mila dipendenti e l’11% sono dirigenti. Nelle Province lavorano 5.600 dipendenti, e i dirigenti sono l’1,8% del totale. Il personale delle Province costa 39 euro a ciascun cittadino siciliano, quello della Regione più di 320 euro e quello dei Comuni quasi 300 euro.
”E’ evidente che se si deciderà di spostare il personale delle Province nella Regione o sui Comuni – afferma il presidente Upi – la spesa pubblica aumenterà vertiginosamente.
La Regione siciliana, poi, secondo il censimento operato dal Dipartimento Sviluppo del Ministero del Tesoro, ha 206 enti strumentali, che nel 2012 sono costati oltre 28 milioni di euro. Una spesa destinata per quasi il 90% al pagamento dei costi dei consigli di amministrazione, delle sedi, del personale”. A fronte di ciò è evidente, conclude Saitta, ”che qualunque riforma che abbia come obiettivo quello di affrontare la riqualificazione della spesa deve partire da qui, altrimenti, come classe dirigente del Paese, non siamo credibili”.

Nessun commento:

Posta un commento