29 marzo 2012

L' Art. 18 non si tocca - Maurizio Landini

L' Art. 18 non si tocca - Maurizio Landini:
L' Art. 18 non si tocca
(13:00)
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Saluto tutti gli amici del Blog di Beppe Grillo, sono Maurizio Landini, Segretario Generale della Fiom CGIL che è il sindacato degli operai e degli impiegati metalmeccanici in Italia. Credo che la decisione del Presidente del Consiglio e del Governo di modificare l’Art. 18, risponda a un’idea sbagliata in cui si pensa che per uscire da questa crisi bisogna lasciare fare alle imprese quello che ritengono più opportuno, compresa la libertà di licenziare.

Maurizio Landini



Intervista a Maurizio Landini, Segretario Generale FIOM

Scelte politiche precise (espandi | comprimi)Sono 20 anni che questa idea che il mercato da solo può risolvere i problemi e state utilizzate siamo di fronte a una situazione di una gravità senza precedenti e il problema oggi in Italia non è quello di licenziare più facilmente, ma il problema in Italia è quello di superare la precarietà, quello di creare nuovi posti di lavoro, quello di investire per un diverso modello di sviluppo, di tutto questo non si sta parlando e invece credo dovrebbe essere questo il centro dell’azione del governo. E' bene saperlo, l’Art. 18 dice una cosa molto precisa, che se un lavoratore individualmente è licenziato senza una giusta causa ha diritto a essere reintegrato nel suo posto di lavoro, con il provvedimento del governo ci troveremmo nel paradosso che una persona può essere ingiustamente licenziata, ma non ha più diritto a tornare a lavorare dove era prima, gli danno solo un po’ di soldi, è evidente che questo permette a qualsiasi imprenditore di inventarsi quello che vuole per lasciare a casa chi gli sta sulle scatole e questo è un elemento che mette in discussione la libertà di qualsiasi persona, compreso il fatto che nel nostro paese lo Statuto dei lavoratori nasce negli anni 70 anche dentro un’idea in cui le persone possono organizzarsi collettivamente, contrattare liberamente la propria condizione. Quello che sta succedendo in questo periodo, penso in particolare anche alla FIAT, rende evidente che non è vero che in Italia non ci sono più le discriminazioni, non ci sono più gli imprenditori che fanno le discriminazioni, perché in FIAT siamo di fronte al fatto che chi è iscritto alla Fiom o Pomigliano non viene assunto e siamo in presenza a Melfi del fatto che 3 persone sono state licenziate, l’azienda non le vuole riassumere, nonostante che il giudice abbia affermato che il licenziamento è stato un licenziamento discriminatorio, che questi 3 sono stati licenziati perché erano sindacalisti scomodi della Fiom C.G.I.L., quindi è evidente che in una fase di questa natura mettere mano all’Art. 18 vuole dire una cosa di questo genere e va anche tenuto conto che il Governo Monti sta facendo le cose che la Bce in agosto aveva chiesto al governo, di mettere mano alla riforma delle pensioni, di rendere più facili i licenziamenti e quindi siamo di fronte a risposte che si danno non per i bisogni che hanno le persone, ma per richieste che vengono fatte neanche da un governo democraticamente eletto, dalla banca centrale, quindi per ragioni finanziarie e economiche che non c’entrano niente con gli interessi dell’Italia, con gli interessi delle persone che in Italia dovrebbero lavorare per poter vivere.

Questo è un governo che è stato eletto in Parlamento e che ha una maggioranza in Parlamento che nessun altro governo ha avuto e le scelte che sta facendo sono scelte politiche, prima hanno cancellato il sistema pensionistico in Italia, oggi pensano a un intervento sul mercato del lavoro che non è solo di cancellazione dell’Art. 18, ma dal mio punto di vista è una conferma della precarietà e non c’è un’estensione degli ammortizzatori sociali, quindi stanno facendo delle scelte politiche precise, insisto troppo vincolate da quelli che sono i diktat che arrivano dall’Europa e in particolare dalla Bce. Vorrei dire che noi della proposta che il governo ha fatto di modifica del mercato del lavoro, non solo non condividiamo la modifica dell’Art. 18, ma non siamo neanche convinti degli altri provvedimenti che ha fatto, per esempio si dice che bisogna ridurre la precarietà e a parole sono tutti d’accordo, ma in quel provvedimento non si riduce la precarietà, per farlo bisogna cancellare forme di lavoro inutili, in Italia ci sono 46 forme di lavoro precarie, quante ne hanno cancellate? Si riducono a 6/7? Si porta davvero a alcune forme e basta dove il contratto e l’assunzione a tempo indeterminato ha la centralità? Non mi pare che funzioni così, anzi quella riforma rende addirittura possibile a un’impresa di avere tutti i dipendenti per esempio interinali o che non hanno nessun rapporto di lavoro a tempo indeterminato, quindi qui trovo un limite molto grosso, penso che uno dei problemi per noi sia proprio ridurre la precarietà e combattere la precarietà, così come anche si dice: quella riforma serve per estendere le tutele, il reddito a tutte le persone, anche ai giovani, anche questo non è del tutto vero, perché la cassa integrazione che è pagata dai lavoratori e dalle imprese, non viene estesa a tutte le imprese, a tutti i lavoratori perché per avere la disoccupazione bisogna avere lavorato 52 settimane negli ultimi due anni e un sistema di questo genere non estende le tutele a tutte le persone, mentre secondo noi ci vorrebbe un sistema universale dove chi lavora, a prescindere dal rapporto di lavoro che ha se è in un’azienda o in un’attività dove c’è una crisi temporanea, deve avere il sostegno al reddito della cassa integrazione e se perdi il lavoro devi avere o lo stai cercando e non riesci a trovarlo, un periodo di sostegno al reddito garantito come condizione e dignità da affrontare, questi temi dentro a quella riforma non ci sono e uno dice: ma le risorse dove si trovano? Questo governo dovrebbe cominciare a prendere i soldi dove finora non li ha mai presi, 120 miliardi di evasione fiscale, 60 miliardi per la corruzione, senza contare il livello di illegalità e di spese inutili che a volte ci sono da tante parti, quindi bisognerebbe lì prendere i soldi, istituendo anche una patrimoniale e cioè chi è ricco e si è arricchito in questi anni anche sul piano finanziario dovrebbe pagare e quelle sono le risorse che servirebbero a riformare il mercato del lavoro, ma soprattutto il problema che oggi non viene affrontato è come si creano nuovi posti di lavoro.

Rappresentanza sindacale (espandi | comprimi)

Perché il problema non è rendere più facili i licenziamenti, il problema è che oggi i giovani, le persone non trovano posti di lavoro, quindi il problema è come si costruiscono nuovi posti di lavoro? Come si affronta un’idea diversa di politica industriale? Di tutto questo non si sta discutendo e questo è il vero problema secondo me che è aperto nel nostro paese.

Le cose da fare per far ripartire il nostro paese e uscire da questa crisi, secondo me debbono affrontare le 3 ragioni che hanno prodotto questa crisi: 1) c’è una diseguaglianza nella distribuzione del reddito senza precedenti e quindi il primo problema è come si redistribuisce la ricchezza, aumentando anche i salari e istituendo un sistema fiscale giusto, che non vuole dire che tutti debbono pagare, oggi debbono pagare meno i lavoratori dipendenti e i pensionati che sono gli unici che pagano le tasse in questo paese al 100%. 2) c’è un nuovo modello di sviluppo da affrontare, in Italia non c’è un piano nazionale per i trasporti, non c’è un piano nazionale per la mobilità, non c’è un piano nazionale per le energie rinnovabili, non c’è un piano nazionale per la manutenzione del territorio, allora bisognerebbe mettere in campo piani straordinari di investimenti pubblici e privati che mettono al centro la qualità del prodotto, la sostenibilità ambientale delle produzioni che si fanno, la necessità di estendere delle tutele sociali e dei diritti e poi, penso, che bisognerebbe anche aprire una discussione sulla riduzione degli orari di lavoro, in una fase di questo genere bisognerebbe incentivare anche fiscalmente chi sceglie di redistribuire il lavoro riducendo gli orari di lavoro e allargando e tutelando i posti di lavoro in questa direzione.

Noi siamo di fronte al fatto che interi pezzi della nostra struttura industriale rischiano di sparire perché vanno a investire in altri posti in giro per il mondo e non c’è alcun intervento invece che vincoli gli investimenti nel nostro paese, c’è un ritardo sull’innovazione e la ricerca, l’Italia è il paese che in Europa spende meno sulla ricerca e sull’innovazione dei prodotti sia pubblici che privati, allora affrontare il tema non è quello di rendere più facile i licenziamenti o di rendere più precarie le persone, c’è proprio da intervenire con una diversa politica economica e in questo senso noi ci siamo espressi anche contro le grandi opere, perché non è detto che quella sia l’esigenza di questo paese, molto spesso si è dimostrato che le grandi opere sono anche un luogo dove l’illegalità, l’appalto, il subappalto e la malavita organizzata. In un paese dove basta che ci sia un alluvione e non si sa cosa succede, se c’è un terremoto non si sa se si è in grado di ricostruire quello che è caduto prima, la manutenzione del territorio e un piano straordinario di ricostruzione che abbia a cuore anche ambiente, cosa produci, perché lo produci, quale sostenibilità ambientale e sociale questo ha, dovrebbe essere il nuovo orizzonte in cui il governo, le regioni, le università, " 9 $ E ( = -9N - e P}MnP WF $b d"

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Costruire il proprio PC da zero, ce lo spiega PC Professionale: In tempo di crisi utilizzando Linux possiamo non solo risparmiare soldi, ma anche avere un sistema operativo sicuro, veloce e sopratutto libero. Inoltre per risparmiare, invece di cambiare il PC ormai diventato molto lento con gli anni, possiamo farlo ritornare utilizzabile grazie a Linux; aggiungendo o meno qualche nuovo componente come RAM, scheda video, hard disk ecc. In alternativa se proprio vogliamo e dobbiamo cambiare PC (magari si è bruciato) possiamo risparmiare comprando in rete, fiera, ecc i vari componenti ed assemblandoci il PC a casa.

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Stefano Zacchiroli, Debian Project Leader intervistato da Repubblica.it.: Ricordo, per coloro che non lo sanno, che Debian, a differenza di altre distribuzioni sviluppate da aziende come Novell e Canonical, in cui c'è un "capo" , è una distribuzione comunitaria e una realtà democratica in cui gli sviluppatori sparsi per il mondo eleggono un project leader. Il nostro Zacchiroli è stato eletto per due volte di seguito e, oltre ad augurargli semplicemente "non c'è due senza tre", colgo l'occasione per complimentarmi con lui su come si è espresso sulle tematiche di Apple e le restrizioni del software proprietario.

RaspBerry Pi senza bollo CE, consegne bloccate

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ndr: peccato che i distributori gia' vendono la beagleboard senza certificazione CE, e allo stesso modo potevano fare col RaspBerryPi, mi sa' che vogliono allungare i tempi volontariamente. Chi comprerebbe piu' una beagleboard a 100€ quando puo' comprare un RasPi a 35€ ??

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Refresh rate delle TV, facciamo i conti in tasca ai produttori: Il reale refresh rate mai visto su un pannello LCD è 240 Hz. Come nascono allora numeri come 480 e 960? I produttori stanno cercando di prenderci in giro? Facciamo il punto.

28 marzo 2012

Mediaset “silura” Emilio Fede

Mediaset “silura” Emilio Fede:

Il direttore lascia l’azienda e il Tg4 dopo 20 anni. Al suo posto Giovanni Toti. L’azienda: “non è andata a buon fine la risoluzione consensuale, adesso rinnovamento”


Emilio Fede
Un autentico Terremoto a Mediaset: dopo venti anni di direzione Emilio Fede lascia il Tg4 e, soprattutto, l’azienda. In una nota, Mediaset annuncia che «Emilio Fede lascia l’azienda» e che Giovanni Toti, direttore di Studio Aperto, «è il nuovo direttore designato» della testata.
Eloquente il comunicato di Mediaset. «In una logica di rinnovamento editoriale della testata, cambia la direzione del Tg4», continua Mediaset nella nota. «Dopo una trattativa per la risoluzione consensuale del rapporto di lavoro non approdata a buon fine, Emilio Fede lascia l’azienda. Mediaset lo ringrazia per il lavoro svolto in tanti anni di collaborazione e per il contributo assicurato alla nascita dell’informazione del Gruppo. Giovanni Toti, direttore responsabile di Studio Aperto – conclude la nota – è il nuovo direttore designato del Tg4».
Dalle cene e le feste di Arcore all’ultimo scandalo sono stati mesi difficilissimi per Fede la cui credibilità ha subito colpi importanti. Nei giorni scorsi la procura di Roma aveva aperto un fascicolo a partire da un esposto arrivato alla Guardia di Finanza, in cui si sosteneva che Fede avrebbe tentato di depositare presso una banca svizzera 2,5 milioni di euro in contanti, ma l’istituto a cui si è rivolto avrebbe rifiutato il versamento. Una storia che Fede aveva smentito con energia: «È una balla colossale, un complotto contro di me».
Tutto nasce da un esposto anonimo arrivato alla compagnia di Como della guardia di finanza. Nella denuncia si afferma che Fede ha cercato di versare sul conto di Lugano denaro in contanti che non sarebbe stato accettato dall’istituto di credito per «carenza di idonea documentazione». In pratica, la provenienza dei soldi non era chiara. Nell’esposto viene fornita anche una serie di particolari del viaggio fatto dal giornalista, compresa la targa dell’auto utilizzata per raggiungere la Svizzera.
Dopo alcune verifiche preliminari per accertare se vi fossero elementi per proseguire l’indagine, i militari delle fiamme gialle hanno girato l’esposto alla procura di Roma, che ha aperto un’inchiesta. Toccherà ora ai magistrati verificare la fondatezza della segnalazione. Al momento il procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo ha aperto un fascicolo contro ignoti configurando il reato di riciclaggio e nei prossimi giorni convocherà Emilio Fede, che dovrà fornire la sua versione dei fatti. Intanto contrattacca: «E’ tutto falso, frutto di una precisa strategia costruita a tavolino. Sono vittima di un complotto, che mi fa paura».
Secondo il direttore esisteva «un preciso disegno» per screditarlo, peraltro maldestro: «Se io avessi davvero fatto una cosa del genere sarei uno sprovveduto, uno stupido. In un momento in cui sono già indagato, e quindi sotto la lente di ingrandimento, non trovo di meglio da far che recarmi in Svizzera con una cifra considerevole di soldi. Se proprio volevo andare a depositare denaro all’estero facevo prima a recarmi a Montecarlo senza attraversare i controlli. Invece che faccio? Vado in Svizzera dove sono indagato».
Perentoria la conclusione di Fede: «Qualcuno ha agito contro di me, si torna alla carica per mettermi in difficoltà e convincermi a lasciare la direzione del Tg4. E’ un falso che per me ha nome e cognome». Al momento il procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo ha aperto un fascicolo contro ignoti configurando il reato di riciclaggio e nei prossimi giorni convocherà Fede, che dovrà fornire la sua versione dei fatti. Intanto contrattacca: «E’ tutto falso, frutto di una precisa strategia costruita a tavolino. Sono vittima di un complotto, che mi fa paura». Poi oggi, 28 marzo dopo 20 anni da ditrettore del Tg4 l’addio.

Opera Mini 7 disponibile per Android

Opera Mini 7 disponibile per Android:
Se c’è una cosa che non manca nel mondo Android sono i browser alternativi a quello stock (e a Chrome) ed Opera Mini si è certamente ritagliato nel tempo una fetta di affezionati clienti, che ne apprezzano le doti di leggerezza e velocità senz’altro fuori dal comune. E’ quindi con piacere che constatiamo l’arrivo della sua versione 7 nel Play Store di Google e anche nel market di Opera.