4 marzo 2013

Esempi di budgets

budget Elezioni Politiche 2013 del PD

Rendiconto finanziario elezioni regionali 2012 del M5S Sicilia

EURES per trovare offerte di lavoro serie e salutare l'Italia

EURES per trovare offerte di lavoro serie e salutare l'Italia: EURES è il portale della Commissione UE che vanta quasi un milione e mezzo di offerte di lavoro, aggiornate in tempo reale in 31 paesi europei. Non manca nulla: CV dei candidati interessati, informazioni necessarie per vivere e lavorare all'estero e anche opportunità di apprendimento.

Huawei presenta TE30, il primo sistema di videoconferenza HD che supporta il Voice Dial

Huawei presenta TE30, il primo sistema di videoconferenza HD che supporta il Voice Dial:
Comunicato Stampa
Huawei TE30Milano, 4 marzo 2013: Huawei, azienda leader nelle soluzioni di Information e Communication Technology, presenterà domani al CeBIt 2013 di Hannover TE30, il primo sistema al mondo di videoconferenza ad alta definizione (HD) multifunzione che supporta il Voice Dial. Huawei TE30 rappresenta una svolta fondamentale per le videoconferenze, grazie a funzionalità potenziate che garantiscono agli utenti una migliore esperienza d’uso.
Il prodotto si installa in soli cinque minuti consentendo di iniziare subito una videoconferenza con qualità 1080p HD. Il nuovo supporto aggiuntivo per il Voice Dial è un’ulteriore prova della semplicità e flessibilità d’uso di Huawei TE30 e rende questo dispositivo la scelta ottimale per realizzare videoconferenze in sale di piccole e medie dimensioni.
Dotato di un’interfaccia agevole, il sistema TE30 di Huawei adotta un design compatto che integra videocamera, microfono e codec, assicurando un’installazione completa e accurata senza l’impiego di altri fili o cavi. In base alle necessità di utilizzo dell’utente, Huawei TE30 può essere fissato al muro, al soffitto o posto sul proprio televisore e dispone di accesso Wi-Fi tramite il quale è possibile connettere il microfono e il pad di controllo.  In soli cinque minuti, grazie a TE30 di Huawei, l’utente può trasformare una semplice sala riunioni in una sala videoconferenze HD senza alcuna assistenza tecnica.
Grazie all’esclusivo supporto Voice Dial, TE30 di Huawei permette agli utenti di pronunciare semplicemente il nome del luogo della conferenza per connettervisi. La funzione Voice Dial riconoscerà il comando vocale e farà partire direttamente la chiamata senza dover ricorrere al controllo remoto o alla digitazione di comandi.
TE30 di Huawei offre un’esperienza audiovisiva esclusiva con qualità video 1080p HD, dual stream 720p e standard audio AAC-LD. Huawei TE30 riesce a garantire lo stesso livello qualitativo anche in condizioni di scarsa connessione di rete grazie alle seguenti tecnologie:
·         L’high profile (HP) H.264 e la tecnologia Motion Video Enhancement 2.0 brevettata da Huawei sono in grado di migliorare la trasmissione video, riducendo il consumo di banda e continuando a fornire un’elevata qualità video;
·         lo Scalable Video Coding (SVC) H.264 e il SEC 3.0 permettono di realizzare video conferenze fluide anche quando si raggiunge il 20% di packet loss;
·          il sistema di identificazione facciale e una tecnologia a doppia velocità di commutazione garantiscono una videocomunicazione stabile in ambienti diversi.
Grazie alle nuove tecnologie e funzionalità, Huawei TE30 costituisce uno strumento innovativo per la videocomunicazione, a bassa larghezza di banda, di facile utilizzo e di grande utilità.

Ubuntu per il GK802 ora con accelerazione hardware

Ubuntu per il GK802 ora con accelerazione hardware: Lo Zealz GK802 è un mini computer con processore Freescale i.MX6 quad core, 1GB di memoria RAM e 8GB di memoria di storage venduto con Android, ben presto trasformato dagli appassionati in un piccolo media center con il quale riprodurre film in TV.

I numeri del Ponte sullo Stretto di cui nessuno parla

I numeri del Ponte sullo Stretto di cui nessuno parla:
Dopo anni di polemiche, di progetti, di dichiarazioni programmatiche dei vari governi che si sono succeduti, sul Ponte sullo Stretto di Messina cala definitivamente il sipario. Avviata la liquidazione della società, vengono risolti i contratti ancora in essere e si interrompe l’enorme flusso di fondi che da Roma ha alimentato per tutti questi anni sprechi, polemiche ed illusioni.
Una decisione irrevocabile, frutto della mancanza di qualsiasi visione strategica nel nostro Paese sulle grandi infrastrutture e segnale inequivocabile di un sistema intermodale dei trasporti inesistente, vittima della condanna  alla perifericità perenne emessa nei confronti della nostra terra. Oggi però non è tempo di polemiche, ne di dibattere sulla validità o meno dell’infrastruttura, visto che la decisione è stata già presa; molto più interessante parlare di cifre per capire cos’è accaduto in questi anni e cosa accadrà a partire da domani, quando inizieranno le rescissioni dei contratti e le relative liquidazioni.
Innanzitutto i costi sostenuti per la vita della società fino al 30 dicembre scorso: 300 milioni di euro, una cifra superiore, solo per fare un esempio, all’intero ammontare del finanziamento pubblico ai partiti di cui tanto oggi si parla; di questi gran parte se ne sono andati per mantenere i 43 dipendenti ed i componenti del consiglio d’amministrazione. Ma anche per alimentare un fiume inarrestabile di consulenze e privilegi, culminati con l’affitto della sede romana, nei pressi della stazione Termini, il cui costo annuo era di 600.000 euro; una fontana cui si sono abbeverati tutti i partiti dell’arco costituzionale, sia quelli che a favore del Ponte si dichiaravano, sia quelli che contro il Ponte di giorno facevano manifestazioni, ma di notte non disdegnavano di segnalare nomi di neo assunti, consulenti e progettisti vari.
Ma lo spreco legato al Ponte non finisce qui; anzi il meglio deve ancora venire. Saranno infatti  ben 45 milioni gli euro che lo Stato dovrà risarcire alla Eurolink, il cui 45% è posseduto da Impregilo, per la mancata sottoscrizione dell’accordo aggiuntivo sula fattibilità dell’opera. Un finanziamento che dovrebbe risarcire la società vincitrice della gara per le spese già sostenute, sempre che si riesca ad evitare di pagare la super penale da 312 milioni di euro contenuta nel bando di gara qualora lo Stato si fosse pentito, come accaduto, di realizzare l’opera. Quindi il costo finale per il Ponte mai costruito sarà, nella miglior delle ipotesi di 350 milioni di euro, con una previsione massima, addirittura di 612 milioni di euro.
Alla fine della fiera a guadagnarci, come nella migliore tradizione italiana, sarà stata soprattutto Impregilo e la sua cordata, riunita in Eurolink, che senza aver mai eseguito i lavori previsti si porterà a casa quasi 90 miliardi di vecchie lire; con buona pace di quanti continuano a gridare agli sprechi e ad additare i costi della politica come la causa principale dello stato in cui siamo ridotti. Purtroppo sono gli stessi che non si accorgono di cosa accade intorno, tra le pieghe dello stato, tra le mille inefficienze di cui mai nessuno parlerà. E’ lo specchio di un paese ferito, umiliato e spesso anche deriso dalla comunità internazionale. E l’immagine di un mezzogiorno e di una Sicilia violentata da un fiume di denaro che avrebbe dovuto trasformarla in una moderna California ed invece è servito solo ad arricchire i soliti noti e le solite grandi imprese del Nord.

3 marzo 2013

Gli Sgommati, puntata 111 dell'1 marzo 2013

Gli Sgommati, puntata 111 dell'1 marzo 2013

La sberla morale

La sberla morale:
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"Ora che mezza casta è rimasta a casa, prima di consegnare il testimone, l'ufficio di presidenza da Gianfranco Fini (non eletto) e con i rappresentanti di Lega, Pdl, Udc, Idv, Pd, prepara una succosa delibera per l’ultima riunione del 5 marzo: 30 assunti a tempo indeterminato. D’un colpo, ancora. I contratti non cadono per sbaglio: vanno a proteggere i collaboratori, fidati assistenti e segretari, che hanno lavorato per i 18 componenti dell’ufficio di presidenza.

I fortunati 30 hanno seguito un percorso a chiamata. Siccome il tempo per i rispettivi referenti politici è finito, la chiamata va resa infinita con una sanatoria che costerà 3 milioni di euro l’anno. Domanda: e se il Movimento Cinque Stelle non dovesse accettare il supporto di un ex berlusconiano o bersaniano? Non succede nulla. Non ci saranno disoccupati. Perché i 30 sono di fatto distaccati, ma appartengono all’Ufficio di presidenza che avrà, invece, un ammanco di 3 milioni di euro in bilancio. Questa è l’estrema furbata di un Parlamento che non ha giocato con le tre carte, ma che le ha nascoste. Per anni, dal '94, Montecitorio è stato imbottito di ex portaborse, a volte meritevoli e a volte inadeguati, finché l’antipolitica non li ha travolti. Valeva una regola: varcato il portone centrale, non si esce più. Senza ricordare che, spesso, c’erano consulenti giuridici sottopagati, proprio quelli che aiutavano i deputati a scrivere le leggi. Stavolta, un Parlamento che non esiste più si industria per salvare gli amici: e non con una retribuzione di medio livello, ma con l’inquadratura da dirigente. In soldoni: circa 100mila euro l’anno, in media, per ciascuno dei 30. Mancano tre giorni per fermare le penne che dovranno firmare una delibera da 3 milioni di euro." Segnalazione da Il Fatto Quotidiano

Totalmente disatteso l'esito del referendum abrogativo promosso 20 anni fa dai Radicali

Un «tesoro» da centinaia di milioni
cresciuto di dieci volte in 14 anni

Il picco nel 2008: 503 milioni a fronte di 110 di spese. Dopo
il taglio dl 2012 ai partiti toccano 159 milioni di euro

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