4 marzo 2013

I numeri del Ponte sullo Stretto di cui nessuno parla

I numeri del Ponte sullo Stretto di cui nessuno parla:
Dopo anni di polemiche, di progetti, di dichiarazioni programmatiche dei vari governi che si sono succeduti, sul Ponte sullo Stretto di Messina cala definitivamente il sipario. Avviata la liquidazione della società, vengono risolti i contratti ancora in essere e si interrompe l’enorme flusso di fondi che da Roma ha alimentato per tutti questi anni sprechi, polemiche ed illusioni.
Una decisione irrevocabile, frutto della mancanza di qualsiasi visione strategica nel nostro Paese sulle grandi infrastrutture e segnale inequivocabile di un sistema intermodale dei trasporti inesistente, vittima della condanna  alla perifericità perenne emessa nei confronti della nostra terra. Oggi però non è tempo di polemiche, ne di dibattere sulla validità o meno dell’infrastruttura, visto che la decisione è stata già presa; molto più interessante parlare di cifre per capire cos’è accaduto in questi anni e cosa accadrà a partire da domani, quando inizieranno le rescissioni dei contratti e le relative liquidazioni.
Innanzitutto i costi sostenuti per la vita della società fino al 30 dicembre scorso: 300 milioni di euro, una cifra superiore, solo per fare un esempio, all’intero ammontare del finanziamento pubblico ai partiti di cui tanto oggi si parla; di questi gran parte se ne sono andati per mantenere i 43 dipendenti ed i componenti del consiglio d’amministrazione. Ma anche per alimentare un fiume inarrestabile di consulenze e privilegi, culminati con l’affitto della sede romana, nei pressi della stazione Termini, il cui costo annuo era di 600.000 euro; una fontana cui si sono abbeverati tutti i partiti dell’arco costituzionale, sia quelli che a favore del Ponte si dichiaravano, sia quelli che contro il Ponte di giorno facevano manifestazioni, ma di notte non disdegnavano di segnalare nomi di neo assunti, consulenti e progettisti vari.
Ma lo spreco legato al Ponte non finisce qui; anzi il meglio deve ancora venire. Saranno infatti  ben 45 milioni gli euro che lo Stato dovrà risarcire alla Eurolink, il cui 45% è posseduto da Impregilo, per la mancata sottoscrizione dell’accordo aggiuntivo sula fattibilità dell’opera. Un finanziamento che dovrebbe risarcire la società vincitrice della gara per le spese già sostenute, sempre che si riesca ad evitare di pagare la super penale da 312 milioni di euro contenuta nel bando di gara qualora lo Stato si fosse pentito, come accaduto, di realizzare l’opera. Quindi il costo finale per il Ponte mai costruito sarà, nella miglior delle ipotesi di 350 milioni di euro, con una previsione massima, addirittura di 612 milioni di euro.
Alla fine della fiera a guadagnarci, come nella migliore tradizione italiana, sarà stata soprattutto Impregilo e la sua cordata, riunita in Eurolink, che senza aver mai eseguito i lavori previsti si porterà a casa quasi 90 miliardi di vecchie lire; con buona pace di quanti continuano a gridare agli sprechi e ad additare i costi della politica come la causa principale dello stato in cui siamo ridotti. Purtroppo sono gli stessi che non si accorgono di cosa accade intorno, tra le pieghe dello stato, tra le mille inefficienze di cui mai nessuno parlerà. E’ lo specchio di un paese ferito, umiliato e spesso anche deriso dalla comunità internazionale. E l’immagine di un mezzogiorno e di una Sicilia violentata da un fiume di denaro che avrebbe dovuto trasformarla in una moderna California ed invece è servito solo ad arricchire i soliti noti e le solite grandi imprese del Nord.

3 marzo 2013

Gli Sgommati, puntata 111 dell'1 marzo 2013

Gli Sgommati, puntata 111 dell'1 marzo 2013

La sberla morale

La sberla morale:
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"Ora che mezza casta è rimasta a casa, prima di consegnare il testimone, l'ufficio di presidenza da Gianfranco Fini (non eletto) e con i rappresentanti di Lega, Pdl, Udc, Idv, Pd, prepara una succosa delibera per l’ultima riunione del 5 marzo: 30 assunti a tempo indeterminato. D’un colpo, ancora. I contratti non cadono per sbaglio: vanno a proteggere i collaboratori, fidati assistenti e segretari, che hanno lavorato per i 18 componenti dell’ufficio di presidenza.

I fortunati 30 hanno seguito un percorso a chiamata. Siccome il tempo per i rispettivi referenti politici è finito, la chiamata va resa infinita con una sanatoria che costerà 3 milioni di euro l’anno. Domanda: e se il Movimento Cinque Stelle non dovesse accettare il supporto di un ex berlusconiano o bersaniano? Non succede nulla. Non ci saranno disoccupati. Perché i 30 sono di fatto distaccati, ma appartengono all’Ufficio di presidenza che avrà, invece, un ammanco di 3 milioni di euro in bilancio. Questa è l’estrema furbata di un Parlamento che non ha giocato con le tre carte, ma che le ha nascoste. Per anni, dal '94, Montecitorio è stato imbottito di ex portaborse, a volte meritevoli e a volte inadeguati, finché l’antipolitica non li ha travolti. Valeva una regola: varcato il portone centrale, non si esce più. Senza ricordare che, spesso, c’erano consulenti giuridici sottopagati, proprio quelli che aiutavano i deputati a scrivere le leggi. Stavolta, un Parlamento che non esiste più si industria per salvare gli amici: e non con una retribuzione di medio livello, ma con l’inquadratura da dirigente. In soldoni: circa 100mila euro l’anno, in media, per ciascuno dei 30. Mancano tre giorni per fermare le penne che dovranno firmare una delibera da 3 milioni di euro." Segnalazione da Il Fatto Quotidiano

Totalmente disatteso l'esito del referendum abrogativo promosso 20 anni fa dai Radicali

Un «tesoro» da centinaia di milioni
cresciuto di dieci volte in 14 anni

Il picco nel 2008: 503 milioni a fronte di 110 di spese. Dopo
il taglio dl 2012 ai partiti toccano 159 milioni di euro

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2 marzo 2013

Le Balle Quotidiane / 4

Le Balle Quotidiane / 4:
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"Mi sembrano tutti impazziti qui in Italia: La mia intervista per "Focus" non è ancora uscita e già viene citato Beppe Grillo con cose che non ha detto. Questa tecnica mi ricorda un po' quel gioco da bambini, in tedesco si chiama "Stille Post", giocare a passaparola. Sul sito di Focus è stato pubblicato un riassunto della mia intervista, e questo riassunto viene non tradotto, ma distorto, in una conclusione che ho appena letto sul sito della Repubblica: "Grillo: "Si al governissimo" e poi: Grillo: "Ok a governo Pd-Pdl, per legge elettorale e tagli"". Ma è una falsità! Sul sito di Focus non è scritto questo. E' scritto: "Grillo non vuole fare una coalizione ne con Pier Luigi Bersani, ne con Silvio Berlusconi: "Se PD e PDL dicessero: "Legge elettorale subito, via i finanziamenti retroattivi, massimo due legislature e vanno fuori tutti quelli che hanno più di due legislature", così noi appoggiamo qualsiasi governo" diceva Grillo a Focus, e aggiungeva: "Ma non lo faranno mai. Loro bluffano per guadagnare tempo."'". Per essere sicura di non averti citato in maniera sbagliata ho controllato di nuovo la trascrizione originale dell'intervista: "Se PD e PDL dicessero: "Legge elettorale subito, via i finanziamenti retroattivi, due legislature andiamo fuori tutti quelli che abbiamo più di due legislature", cosi noi appoggiamo qualsiasi governo, ma scherzi. Non faranno mai queste cose. Loro bluffano, hanno bisogno del tempo, ma non faranno mai queste cose.". Sul sito di Focus si legge esattamente questo. Insomma. Follia pura. Normalmente, alla fine del gioco di passaparola, si ride. Ma non mi viene da ridere di fronte ad un uso così scorretto della mia intervista." Petra Reski

Finalmente nell’AOSP tutti i binari proprietari di Nexus 4 e 7

Finalmente nell’AOSP tutti i binari proprietari di Nexus 4 e 7:
Nexus4-7_AOSP

Fino ad oggi, per costruire una ROM totalmente funzionante per i dispositivi della gamma stock di Big G era necessario estrarre almeno un file dalle immagini del sistema rilasciate da Google ma, soltanto poche ore fa, da Mountain View sono arrivate le ottime notizie accennate nel titolo.
Sembra infatti che Nexus 4 e Nexus 7 piano godere del primato di primi dispositivi la cui totalità dei file sono disponibili per la compilazione di sistemi operativi funzionanti al 100%.
Questo rilascio, per quanto piccolo, segna un importante punto di svolta per la comunità open source: allo stato attuale, possiamo quindi essere ragionevolmente sicuri della qualità e del funzionamento di noti custom firmware e non ci resta che sperare che a Mountain View seguano la stessa politica con tutti i Nexus.

1 marzo 2013

Raddoppio ferroviario Stanziato il finanziamento

Raddoppio ferroviario Stanziato il finanziamento:
E' stato firmato il contratto istituzionale di sviluppo per la realizzazione della direttrice Messina-Catania-Palermo, che consentirà il collegamento in 2 ore 25 minuti. Nel progetto è di riqualificazione è inserito il nodo Catania, in cui rientra il raddoppio Zurria Aquicella. Oggetto di molte contestazione da parte dei residenti e del comune.

Elezioni 2013: ecco quanto sono costate

Elezioni 2013: ecco quanto sono costate:

Da un calcolo di tutte le spese sborsate per elezioni politiche senza vincitori emerge un costo di 389 mln


elezioni nazionali costose
L’esito elettorale di queste ultime ore, tra la corsa ad accaparrarsi gli scranni e tra i numeri e dati forniti dal Viminale rendono chiara, al momento, una sola cosa. Ovvero, la difficile governabilità di questo Paese. Una situazione precaria ed instabile che porterà ad una conseguenza, di cui si vocifera da ieri dopo i primi, incerti, exit pool: riformulare la legge elettorale, provare con tutti gli sforzi possibili ad approvare le manovre più urgenti per il Paese e poi ritornare a votare. Costruire quindi un’intesa tra le varie forze politiche per i prossimi tre, quattro, sei mesi prima di riaprire le urne elettorali. Ma quanto costano allo Stato le elezioni?
Il calcolo è presto fatto. In Italia le sezioni elettorali sono 61.597; tra queste ci sono anche 595 sezioni ospedaliere – istituite nei nosocomi e nelle case di cura con almeno 200 posti letto – e 1.620 seggi speciali, allestiti presso gli ospedali e le cliniche più piccole (da 100 a 199 posti) o nelle carceri, più 3.290 seggi “volanti”, attrezzati per la raccolta dei voti nelle case di cura con meno di 100 letti.
Il costo complessivo di ogni sezione, che comprende il vario materiale elettorale – schede, matite, urne, registri e cancelleria varia – e il compenso di presidente e scrutatori (che aumenta nel caso del doppio spoglio, come avvenuto in Lombardia, Lazio e Molise dove alle Politiche si è aggiunto il voto Regionale) si aggira intorno ai 6.135 euro. Una cifra che comprende anche lo stipendio fornito alle forze dell’ordine impiegate per la sicurezza delle elezioni: 21.154 poliziotti, 21.154 carabinieri, 11.526 finanzieri, 3.268 forestali, 300 poliziotti penitenziari, 3.638 vigili urbani, 585 poliziotti provinciali.
Per lo spoglio, il presidente di seggio percepise 187 euro, una cifra che sale a 224 euro se si vota anche per le Regionali. Lo scrutatore e il segretario invece guadagnano normalmente 145 euro, che diventano 170 nel caso di doppio voto.
La cifra totale, quindi, elargita dallo Stato per le elezioni del 24 e 25 febbraio, è di 389 milioni. Una cifra che copre anche altre spese, quali: l’organizzazione tecnica, come il montaggio e lo smontaggio delle cabine, la movimentazione dei tabelloni per la propaganda elettorale, la raccolta e trasmissione dei dati, ma anche le spese per le agevolazioni di viaggio agli elettori (sconto sul treno, pedaggio autostradale gratuito… per un totale di 9,8 milioni) e quelle relative all’ esercizio del diritto di voto dei cittadini residenti all’estero.
Spese che sono ripartite tra i Ministeri interessati, anche se è al Ministero dell’Interno che spetta la spesa più pesante: 315 milioni, distribuiti tra quattro voci di spesa (73 i milioni per il Dipartimento di Pubblica Sicurezza, 5 i milioni per il Dipartimento della Politiche Personali e 237 i milioni per il Dipartimento Affari Interni e Territoriali).
Soldi provenienti dalle casse dello Stato, che versano già in gravi difficoltà. E il pensiero di dover ritornare a votare molto presto non è per niente rassicurante.