Da oggi la Sicilia dice addio alle province:
La Sicilia di Rosario Crocetta saluta, in data odierna, le province che saranno sostituite da consorzi tra comuni. Sono 335 i dipendenti provinciali che dovranno immediatamente abbandonare il loro mandato. Crocetta: “Tranquilli, non si perderà un solo posto di lavoro” Ultimo giorno di vita per le province siciliane ed ultimo giorno di lavoro per presidenti, [...]
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15 giugno 2013
StopVivisection Day!
StopVivisection Day!:

Oggi è lo StopVivisection Day! Sono necessarie un milione di firme. Attivati!
"L’articolo 13 del Trattato sul Funzionamento dell'Unione europea stabilisce che "l'Unione e gli Stati membri tengono pienamente conto delle esigenze e del benessere degli animali in quanto esseri senzienti". Questo riconoscimento ufficiale porta in sé l'obbligo morale di rispettare i diritti fondamentali degli animali, che devono pertanto essere riconosciuti come una priorità dall'Unione europea e dai suoi Stati membri, e tutelati attraverso un coerente quadro legislativo comunitario. Da questo punto di vista, la sperimentazione animale (o vivisezione) è senza alcun dubbio una pratica inaccettabile, in quanto impone illimitato dolore e sofferenza a esseri senzienti e senza difesa.
Alle ragioni dell’etica (condivise, nel sondaggio della Commissione Ue del 2006, dall’86% dei cittadini europei), si aggiunge l’appello sempre più stringente del mondo della scienza che afferma che il "modello animale", non predittivo per l’uomo, è privo di valore scientifico; infatti non esiste prova statistica che ne dimostri l'efficienza e l’affidabilità." Altre informazioni su StopVivisection

Oggi è lo StopVivisection Day! Sono necessarie un milione di firme. Attivati!
"L’articolo 13 del Trattato sul Funzionamento dell'Unione europea stabilisce che "l'Unione e gli Stati membri tengono pienamente conto delle esigenze e del benessere degli animali in quanto esseri senzienti". Questo riconoscimento ufficiale porta in sé l'obbligo morale di rispettare i diritti fondamentali degli animali, che devono pertanto essere riconosciuti come una priorità dall'Unione europea e dai suoi Stati membri, e tutelati attraverso un coerente quadro legislativo comunitario. Da questo punto di vista, la sperimentazione animale (o vivisezione) è senza alcun dubbio una pratica inaccettabile, in quanto impone illimitato dolore e sofferenza a esseri senzienti e senza difesa.
Alle ragioni dell’etica (condivise, nel sondaggio della Commissione Ue del 2006, dall’86% dei cittadini europei), si aggiunge l’appello sempre più stringente del mondo della scienza che afferma che il "modello animale", non predittivo per l’uomo, è privo di valore scientifico; infatti non esiste prova statistica che ne dimostri l'efficienza e l’affidabilità." Altre informazioni su StopVivisection
Favia non molla la poltrona
Favia non molla la poltrona:

"Certe persone non meriterebbero alcuna attenzione, ma purtroppo questo personaggio (spalleggiato da alcuni presentatori e giornalisti che continuano a dargli spazio) è instancabile nel suo tentativo di denigrare Beppe Grillo, le persone che credono in lui e il M5S in generale. Questo ci costringe nostro malgrado a farvi capire meglio la totale incoerenza che accompagna il suo livore e le sue finte battaglie. Favia, dopo essere stato messo come capolista da Ingroia in 3 circoscrizioni (ma come? e la democrazia diretta?), aveva promesso che a maggio 2013 si sarebbe dimesso da consigliere regionale. Oggi siamo a metà giugno e Favia ancora non molla la poltrona." Max Bugani, consigliere comunale M5S Bologna

"Certe persone non meriterebbero alcuna attenzione, ma purtroppo questo personaggio (spalleggiato da alcuni presentatori e giornalisti che continuano a dargli spazio) è instancabile nel suo tentativo di denigrare Beppe Grillo, le persone che credono in lui e il M5S in generale. Questo ci costringe nostro malgrado a farvi capire meglio la totale incoerenza che accompagna il suo livore e le sue finte battaglie. Favia, dopo essere stato messo come capolista da Ingroia in 3 circoscrizioni (ma come? e la democrazia diretta?), aveva promesso che a maggio 2013 si sarebbe dimesso da consigliere regionale. Oggi siamo a metà giugno e Favia ancora non molla la poltrona." Max Bugani, consigliere comunale M5S Bologna
Indesit e la delocalizzazione selvaggia
Indesit e la delocalizzazione selvaggia:

“In ogni iniziativa industriale non c’è valore del successo economico se non c’è anche l’impegno nel progresso sociale”. Questa frase è di Aristide Merloni, un imprenditore che Enzo Biagi, in occasione del centenario della sua nascita, paragonò a Enzo Ferrari ed Enrico Mattei: “Uomini che hanno avuto la forza di credere in quello che facevano, rimanendo attaccati alla loro terra”.
E' il 1930, Merloni inizia la produzione di bilance industriali nelle Marche che offrivano solo emigrazione. Nel 1958 crea lo storico marchio Ariston che viene apposto su fornelli e cucine. Nascono nell’area marchigiana, con una disposizione che ricorda la costellazione dell’orsa maggiore, sette stabilimenti che rappresentano un nuovo modello di sviluppo industriale che non cerca il successo dove le condizioni sono più favorevoli. Per Merloni la fabbrica è un luogo destinato alla produzione e allo sviluppo del benessere locale. Una terra con prospettive precarie diventa un bacino ricco di industrie e di indotto produttivo. Merloni capisce che l’economia di scala dei grandi insediamenti è superata e che i rapporti umani nelle fabbriche valgono più delle dimensioni. Un modello di solidarietà che garantisce a tutti un ruolo importante.
Nell’area del fabrianese nasce una nuova figura: il metalmezzadro. Gli operai usciti dagli stabilimenti si riversano nelle campagne a curare i propri terreni evitando che si realizzi l’incubo prospettato dall’onorevole Palazzolo che nel 1964 durante la discussione dei contratti agrari disse: “Distruggete l’agricoltura per industrializzare e così distruggerete l’Italia”.
Questa storia di un'industria fatta di rapporti sani tra impresa, lavoratore e ambiente non ha un lieto fine. La settimana scorsa la nuova dirigenza subentrata alla famiglia Merloni nel mese di maggio ha annunciato un piano di riassetto che prevede 1.425 esuberi per gli stabilimenti di Fabriano, Comunanza e Caserta. Per il territorio fabrianese è l’ennesimo colpo di mannaia. Come MoVimento 5 Stelle abbiamo più volte denunciato anche a livello locale con i consiglieri comunali la strada che si stava intraprendendo raccogliendo indifferenza e scherno dalle forze politiche che governano il territorio compreso il presidente della Regione Marche Spacca.
La nuova dirigenza ha deciso che produrre in Italia non è conveniente e quindi le produzioni saranno spostate in Polonia e in Turchia dove da diversi anni lavoratori italiani altamente specializzati sono mandati a trasmettere le proprie conoscenze ai lavoratori locali. Da tempo i segnali erano chiari e le responsabilità evidenti. Nel 2007 la dirigenza annunciò un investimento di 80 milioni di euro per realizzare due nuovi stabilimenti in Polonia, e risalgono agli anni a cavallo del 2000 e al 2011 i finanziamenti che le Regioni Marche e Piemonte riversarono a pioggia sull’azienda per favorire quella che allora venne chiamata “internazionalizzazione” e che oggi appare come vera e propria delocalizzazione. Come si potrebbe definire altrimenti il progetto di un'azienda che va a produrre in Turchia prevedendo che l’80% del prodotto verrà esportato da quel Paese? L’obiettivo è far rimanere il lavoro in Italia. Non è un caso che le quotazioni dei titoli in borsa dall’agosto 2012 hanno triplicato il loro valore. Bisogna parlare di risarcimento. Se vogliono andarsene che se ne vadano ma lasciando qui in Italia sedi, capannoni, mezzi di produzione, macchine, progetti perché non è roba loro, ma frutto del lavoro e dell’intelligenza collettiva e alla collettività deve rimanere. Introducendo il concetto di "danno alla comunità". Possiamo gestire noi le fabbriche, senza le esigenze e le ingordigie dei consigli di amministrazione si può produrre nel rispetto dei lavoratori e dell’ambiente garantendo a tutti un lavoro e un reddito dignitoso, tutto ciò si chiama “redistribuzione”.
Ci sentiamo ripetere ogni giorno che non siamo più competitivi. Secondo noi per uscire da questa situazione basta far rispettare i principi inseriti nella Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo e nella Costituzione italiana dove viene dettata chiaramente una scala gerarchica dei valori: prima i diritti fondamentali e inviolabili presenti negli articoli 2, 3 e 4 in cui si legge che “E' compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.” E ancora che: “La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.” Negli articoli 41 e 42 questi valori vengono rafforzati mettendo dei limiti alla libertà dell'iniziativa economica privata che “non può svolgersi in contrasto con l'utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana” e infatti “la legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l'attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali”, e alla proprietà privata che deve avere una funzione sociale.
Anche l’Europa si è espressa attraverso il codice di condotta delle imprese europee: “L'Unione Europea considera importante il ruolo che le imprese possono svolgere per lo sviluppo economico globale, ma sottolinea che nessuna impresa dovrebbe fare profitti da vantaggi competitivi che risultino dal mancato rispetto dei diritti del lavoro e dei requisiti ambientali e sociali”.
Invece assistiamo a un mercato in cui i Paesi in cui vengono offerte meno garanzie sono quelli che attraggono più capitale, lo Stato italiano attiva gli ammortizzatori sociali e le aziende investono il loro nuovo margine altrove. Crediamo che in questi casi debba essere applicato il principio della direttiva europea numero 35 del 2004: “Chi inquina paga” tradotto in “Chi danneggia la collettività risarcisce”. Patrizia Terzoni. M5S Camera

“In ogni iniziativa industriale non c’è valore del successo economico se non c’è anche l’impegno nel progresso sociale”. Questa frase è di Aristide Merloni, un imprenditore che Enzo Biagi, in occasione del centenario della sua nascita, paragonò a Enzo Ferrari ed Enrico Mattei: “Uomini che hanno avuto la forza di credere in quello che facevano, rimanendo attaccati alla loro terra”.
E' il 1930, Merloni inizia la produzione di bilance industriali nelle Marche che offrivano solo emigrazione. Nel 1958 crea lo storico marchio Ariston che viene apposto su fornelli e cucine. Nascono nell’area marchigiana, con una disposizione che ricorda la costellazione dell’orsa maggiore, sette stabilimenti che rappresentano un nuovo modello di sviluppo industriale che non cerca il successo dove le condizioni sono più favorevoli. Per Merloni la fabbrica è un luogo destinato alla produzione e allo sviluppo del benessere locale. Una terra con prospettive precarie diventa un bacino ricco di industrie e di indotto produttivo. Merloni capisce che l’economia di scala dei grandi insediamenti è superata e che i rapporti umani nelle fabbriche valgono più delle dimensioni. Un modello di solidarietà che garantisce a tutti un ruolo importante.
Nell’area del fabrianese nasce una nuova figura: il metalmezzadro. Gli operai usciti dagli stabilimenti si riversano nelle campagne a curare i propri terreni evitando che si realizzi l’incubo prospettato dall’onorevole Palazzolo che nel 1964 durante la discussione dei contratti agrari disse: “Distruggete l’agricoltura per industrializzare e così distruggerete l’Italia”.
Questa storia di un'industria fatta di rapporti sani tra impresa, lavoratore e ambiente non ha un lieto fine. La settimana scorsa la nuova dirigenza subentrata alla famiglia Merloni nel mese di maggio ha annunciato un piano di riassetto che prevede 1.425 esuberi per gli stabilimenti di Fabriano, Comunanza e Caserta. Per il territorio fabrianese è l’ennesimo colpo di mannaia. Come MoVimento 5 Stelle abbiamo più volte denunciato anche a livello locale con i consiglieri comunali la strada che si stava intraprendendo raccogliendo indifferenza e scherno dalle forze politiche che governano il territorio compreso il presidente della Regione Marche Spacca.
La nuova dirigenza ha deciso che produrre in Italia non è conveniente e quindi le produzioni saranno spostate in Polonia e in Turchia dove da diversi anni lavoratori italiani altamente specializzati sono mandati a trasmettere le proprie conoscenze ai lavoratori locali. Da tempo i segnali erano chiari e le responsabilità evidenti. Nel 2007 la dirigenza annunciò un investimento di 80 milioni di euro per realizzare due nuovi stabilimenti in Polonia, e risalgono agli anni a cavallo del 2000 e al 2011 i finanziamenti che le Regioni Marche e Piemonte riversarono a pioggia sull’azienda per favorire quella che allora venne chiamata “internazionalizzazione” e che oggi appare come vera e propria delocalizzazione. Come si potrebbe definire altrimenti il progetto di un'azienda che va a produrre in Turchia prevedendo che l’80% del prodotto verrà esportato da quel Paese? L’obiettivo è far rimanere il lavoro in Italia. Non è un caso che le quotazioni dei titoli in borsa dall’agosto 2012 hanno triplicato il loro valore. Bisogna parlare di risarcimento. Se vogliono andarsene che se ne vadano ma lasciando qui in Italia sedi, capannoni, mezzi di produzione, macchine, progetti perché non è roba loro, ma frutto del lavoro e dell’intelligenza collettiva e alla collettività deve rimanere. Introducendo il concetto di "danno alla comunità". Possiamo gestire noi le fabbriche, senza le esigenze e le ingordigie dei consigli di amministrazione si può produrre nel rispetto dei lavoratori e dell’ambiente garantendo a tutti un lavoro e un reddito dignitoso, tutto ciò si chiama “redistribuzione”.
Ci sentiamo ripetere ogni giorno che non siamo più competitivi. Secondo noi per uscire da questa situazione basta far rispettare i principi inseriti nella Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo e nella Costituzione italiana dove viene dettata chiaramente una scala gerarchica dei valori: prima i diritti fondamentali e inviolabili presenti negli articoli 2, 3 e 4 in cui si legge che “E' compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.” E ancora che: “La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.” Negli articoli 41 e 42 questi valori vengono rafforzati mettendo dei limiti alla libertà dell'iniziativa economica privata che “non può svolgersi in contrasto con l'utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana” e infatti “la legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l'attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali”, e alla proprietà privata che deve avere una funzione sociale.
Anche l’Europa si è espressa attraverso il codice di condotta delle imprese europee: “L'Unione Europea considera importante il ruolo che le imprese possono svolgere per lo sviluppo economico globale, ma sottolinea che nessuna impresa dovrebbe fare profitti da vantaggi competitivi che risultino dal mancato rispetto dei diritti del lavoro e dei requisiti ambientali e sociali”.
Invece assistiamo a un mercato in cui i Paesi in cui vengono offerte meno garanzie sono quelli che attraggono più capitale, lo Stato italiano attiva gli ammortizzatori sociali e le aziende investono il loro nuovo margine altrove. Crediamo che in questi casi debba essere applicato il principio della direttiva europea numero 35 del 2004: “Chi inquina paga” tradotto in “Chi danneggia la collettività risarcisce”. Patrizia Terzoni. M5S Camera
CPU-Z sbarca su Android
CPU-Z sbarca su Android:
![Screen-Shot-2013-06-14-at-11.26.49-AM-540x478[1]](http://www.androidworld.it/wp-content/uploads/2013/06/Screen-Shot-2013-06-14-at-11.26.49-AM-540x4781.png)
Dopo diversi anni di gloriosa appartenenza all’ambiente desktop, CPU-Z arriva anche su Android, al momento in versione beta.
Come Quadrant, AnTuTu ed altri strumenti di questa natura, CPU-Z visualizza un elenco dettagliato di informazioni relative al dispositivo. Troveremo quindi il nome del SoC, l’architettura, la velocità (di ogni core) e, come info supplementari, anche dettagli sulla batteria, sulla sua salute e sulla temperatura in esercizio, nonchè i dati ricavabili da tutti i sensori presenti sullo smartphone (barometro, accelerometro, oscilloscopio, sensore di prossimità etc). A questo si aggiungano le informazioni dettagliate sul sistema quali il kernel, la RAM totale e quella disponibile, lo storage, la risoluzione del display e altro.
![Screen-Shot-2013-06-14-at-11.27.43-AM-540x318[1]](http://www.androidworld.it/wp-content/uploads/2013/06/Screen-Shot-2013-06-14-at-11.27.43-AM-540x3181.png)
CPU-Z è scaricabile gratuitamente dal Google Play Store ed è al momento compatibile con Android 3.0 o superiori. Fateci sapere le vostre impressioni

![Screen-Shot-2013-06-14-at-11.26.49-AM-540x478[1]](http://www.androidworld.it/wp-content/uploads/2013/06/Screen-Shot-2013-06-14-at-11.26.49-AM-540x4781.png)
Dopo diversi anni di gloriosa appartenenza all’ambiente desktop, CPU-Z arriva anche su Android, al momento in versione beta.
Come Quadrant, AnTuTu ed altri strumenti di questa natura, CPU-Z visualizza un elenco dettagliato di informazioni relative al dispositivo. Troveremo quindi il nome del SoC, l’architettura, la velocità (di ogni core) e, come info supplementari, anche dettagli sulla batteria, sulla sua salute e sulla temperatura in esercizio, nonchè i dati ricavabili da tutti i sensori presenti sullo smartphone (barometro, accelerometro, oscilloscopio, sensore di prossimità etc). A questo si aggiungano le informazioni dettagliate sul sistema quali il kernel, la RAM totale e quella disponibile, lo storage, la risoluzione del display e altro.
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CPU-Z è scaricabile gratuitamente dal Google Play Store ed è al momento compatibile con Android 3.0 o superiori. Fateci sapere le vostre impressioni

14 giugno 2013
500.000 volte Floris
500.000 volte Floris:

"Floris : "guadagno circa 500.000 euro ma la RAI con Ballarò incassa circa 14 milioni di pubblicità mi pare un compenso consono". Consono ai 15 milioni di Italiani cassaintegrati, disoccupati, esodati, pensionati al minimo, precari, indebitati, falliti, emigrati a tempo a cui la tua azienda chiede 113,50 euro? Per darli a te e agli altri prestigiatori della notizia! E' tempo di scrutini: Floris Giovanni bocciato!" Pompilia Cetra

"Floris : "guadagno circa 500.000 euro ma la RAI con Ballarò incassa circa 14 milioni di pubblicità mi pare un compenso consono". Consono ai 15 milioni di Italiani cassaintegrati, disoccupati, esodati, pensionati al minimo, precari, indebitati, falliti, emigrati a tempo a cui la tua azienda chiede 113,50 euro? Per darli a te e agli altri prestigiatori della notizia! E' tempo di scrutini: Floris Giovanni bocciato!" Pompilia Cetra
No tengo dinero
No tengo dinero:

No tengo dinero. Le panzanate elettorali di Berlusconi sull'IMU, che dovremo comunque pagare, le fandonie del Governo sull'Iva, che crescerà comunque di un punto, e sulla riduzione delle tasse, che aumenteranno a livello locale, dicono una cosa sola: le casse sono vuote. Capitan Findus prende tempo, spera che passi la nottata, ma non c'è nessuna alba ad aspettarlo. I dati economici sulla disoccupazione e sulle imprese sono terrificanti, ripeterli come una giaculatoria è ormai irritante, ha un sapore di cose dette e stradette. Provoca frustrazione. Mentre il Paese affonda pdl e pdmenoelle, dopo aver occupato tutte le poltrone, anche quelle dell'opposizione con Sel, Lega e Fratelli d'Italia, immensa presa per i fondelli dell'elettore, si baloccano con il semipresidenzialismo alla tedesca e il doppio avvitamento carpiato con premier alla francese, con riforme costituzionali indifferibili, legge elettorale che non può più attendere (e infatti è la stessa dal 2006 con buona pace di Napolitano). Discutono ogni giorno di temi che non sono prioritari. La priorità in questo momento è coniugare il pranzo con la cena, pagare l'affitto, le spese sanitarie. A Bologna molti bambini non hanno da mangiare e aspettano la mattina la scuola, la mensa scolastica, per sfamarsi. Questa è l'Italia, non quella dipinta da partiti nelle conferenze, nei seminari, nelle dichiarazioni inconcludenti. Siamo in piena emergenza e ci dicono che "Bisogna dare delle risposte al Paese" senza però fare nulla. Di tagli non se ne parla, dalle province, alle auto blu, a un taglio dei vitalizi, delle doppie e triple pensioni, della burocrazia che uccide le imprese. L'unico taglio è sulla povera gente, sui servizi sociali, sugli asili, sui trasporti, sulla sanità. Nessuno si pone il problema del debito pubblico, di come fermarlo prima che ci trascini a fondo, nessuno ipotizza la sua ristrutturazione, che presto o tardi sarà obbligatoria, con il deprezzamento dei titoli pubblici, nessuno impone come centrale nella politica europea gli eurobond per ripartire su base comune i problemi economici nazionali, forse l'unica possibilità di rimanere nell'euro. Si discute di tutto per non parlar di niente. Leggi anti corruzione per recuperare 100/120 miliardi? Leggi per tagliare costi inutili dello Stato, a iniziare dai costi superflui della politica pari a 16 miliardi all'anno? Leggi per recuperare decine di miliardi restituendo allo Stato la gestione delle concessioni, a iniziare dalle autostrade? Nulla di nulla. Il M5S propone ogni giorno questi temi in Parlamento nel silenzio dei media foraggiati dai partiti. Quante leggi ha approvato il Parlamento negli ultimi anni? Il M5S non resterà a guardare. Uscirà sempre più dal Palazzo per informare, per ascoltare, per condividere. Cittadini tra i cittadini.
Guarda tutte le attività parlamentari del M5S

No tengo dinero. Le panzanate elettorali di Berlusconi sull'IMU, che dovremo comunque pagare, le fandonie del Governo sull'Iva, che crescerà comunque di un punto, e sulla riduzione delle tasse, che aumenteranno a livello locale, dicono una cosa sola: le casse sono vuote. Capitan Findus prende tempo, spera che passi la nottata, ma non c'è nessuna alba ad aspettarlo. I dati economici sulla disoccupazione e sulle imprese sono terrificanti, ripeterli come una giaculatoria è ormai irritante, ha un sapore di cose dette e stradette. Provoca frustrazione. Mentre il Paese affonda pdl e pdmenoelle, dopo aver occupato tutte le poltrone, anche quelle dell'opposizione con Sel, Lega e Fratelli d'Italia, immensa presa per i fondelli dell'elettore, si baloccano con il semipresidenzialismo alla tedesca e il doppio avvitamento carpiato con premier alla francese, con riforme costituzionali indifferibili, legge elettorale che non può più attendere (e infatti è la stessa dal 2006 con buona pace di Napolitano). Discutono ogni giorno di temi che non sono prioritari. La priorità in questo momento è coniugare il pranzo con la cena, pagare l'affitto, le spese sanitarie. A Bologna molti bambini non hanno da mangiare e aspettano la mattina la scuola, la mensa scolastica, per sfamarsi. Questa è l'Italia, non quella dipinta da partiti nelle conferenze, nei seminari, nelle dichiarazioni inconcludenti. Siamo in piena emergenza e ci dicono che "Bisogna dare delle risposte al Paese" senza però fare nulla. Di tagli non se ne parla, dalle province, alle auto blu, a un taglio dei vitalizi, delle doppie e triple pensioni, della burocrazia che uccide le imprese. L'unico taglio è sulla povera gente, sui servizi sociali, sugli asili, sui trasporti, sulla sanità. Nessuno si pone il problema del debito pubblico, di come fermarlo prima che ci trascini a fondo, nessuno ipotizza la sua ristrutturazione, che presto o tardi sarà obbligatoria, con il deprezzamento dei titoli pubblici, nessuno impone come centrale nella politica europea gli eurobond per ripartire su base comune i problemi economici nazionali, forse l'unica possibilità di rimanere nell'euro. Si discute di tutto per non parlar di niente. Leggi anti corruzione per recuperare 100/120 miliardi? Leggi per tagliare costi inutili dello Stato, a iniziare dai costi superflui della politica pari a 16 miliardi all'anno? Leggi per recuperare decine di miliardi restituendo allo Stato la gestione delle concessioni, a iniziare dalle autostrade? Nulla di nulla. Il M5S propone ogni giorno questi temi in Parlamento nel silenzio dei media foraggiati dai partiti. Quante leggi ha approvato il Parlamento negli ultimi anni? Il M5S non resterà a guardare. Uscirà sempre più dal Palazzo per informare, per ascoltare, per condividere. Cittadini tra i cittadini.
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Noi che guardiamo la mafia negli occhi
Noi che guardiamo la mafia negli occhi:

dal discorso del deputato M5S Fabiana Dadone sulla nascita della Commissione Antimafia
"Le mafie rappresentano la più grande potenza economica di questo paese. Una forza che non potrebbe proliferare se non nell'indifferenza e, in alcuni casi, nell'appoggio esterno di politici, professionisti e amministratori. Un fenomeno che si sviluppa in maniera direttamente proporzionale alla mancanza di cultura. Eppure non si tratta di un fenomeno nato ieri. È del 1876 la prima definizione formulata dagli studiosi Leopoldo Franchetti e Sidney Sonnino che parlarono di “una associazione che non abbia forme stabili e organismi speciali.... [che rappresenta] lo sviluppo e il perfezionamento della prepotenza diretta ad ogni scopo di male”. Ed è dovuto passare oltre un secolo affinché nell'ordinamento giuridico italiano venisse inserito il reato di “associazione mafiosa”, norma che è costata la vita all'esponente del Partito Comunista Pio La Torre, creata per – cito testualmente - "riscattare l'indifferenza e l'agnosticismo che per troppo tempo vi era stato nel nostro ordinamento di fronte al fenomeno mafioso." In mezzo una lunga serie di relazioni mortificanti prodotte proprio dalla commissioni antimafia, la cui prima istituzione è stata proposta il 14 settembre 1948, come dire che la commissione antimafia nasce con la stessa Repubblica Italiana. Da allora a ogni legislatura il Parlamento approva la costituzione di questa Commissione bicamerale con la speranza che si faccia chiarezza. E cosa ha prodotto fino a ora? Parole, parole, parole. Le ultime commissioni antimafia istituite da questo Parlamento hanno prodotto solo questo: parole. E hanno tradito la missione originaria di questo istituto: indagare un fenomeno di enormi proporzioni, dai contorni sfumati e mai troppo ben definiti e proporre soluzioni legislative. Dare risposte. Concrete, su temi ben definiti che riguardano tutta la popolazione italiana. Cosa succede nell'oscurità delle celle del 41 bis? Chi gestisce il flusso informativo che si genera dentro le carceri? Quanto l'autorità giudiziaria è messa a conoscenza di queste informazioni? Esiste nell'ambito del cosiddetto “carcere duro” un “circuito parallelo” a quello giudiziario che controlla e rischia di orientare le collaborazioni con la giustizia prima che vengano formalizzate? E ci risulta anche che le strategie “alte” delle associazioni criminali continuino a passare per i loro vecchi capi, seppur sepolti nel regime del 41 bis. E ancora, che fine fa l'enorme patrimonio generato dalle confische dei beni mafiosi? Che ruolo ha l'agenzia dei beni confiscati? E i patrimoni di mafia di seconda e terza generazione? Oppure, domani si terrà un evento mondiale in Italia, l'Expo di Milano del 2015. E' possibile che l'enorme flusso di denaro finisca quasi per intero nelle tasche dei clan della 'ndrangheta? E questo Parlamento cosa fa? Resta a guardare, incosciente o, addirittura, connivente? Si può pensare di intervenire in tempo utile per evitare questo scempio? Una volta tanto intervenire in diretta e non a danno già consumato. Ecco cosa vorremmo... che per una volta questa commissione fornisse risposte e soluzioni e non solo parole. Nonostante queste premesse, che riteniamo doveroso fare, con l'auspicio che l'impegno della commissione d'inchiesta sia quello di indagare veramente, senza superficialità, con profondità questo fenomeno, senza guardare alle diverse parti politiche, per fare luce e dare una risposta, votiamo a favore." Fabiana Dadone, M5S Camera
"Guardiamo la mafia negli occhi tutti i giorni"
(10:00)
(10:00)

dal discorso del deputato M5S Fabiana Dadone sulla nascita della Commissione Antimafia
"Le mafie rappresentano la più grande potenza economica di questo paese. Una forza che non potrebbe proliferare se non nell'indifferenza e, in alcuni casi, nell'appoggio esterno di politici, professionisti e amministratori. Un fenomeno che si sviluppa in maniera direttamente proporzionale alla mancanza di cultura. Eppure non si tratta di un fenomeno nato ieri. È del 1876 la prima definizione formulata dagli studiosi Leopoldo Franchetti e Sidney Sonnino che parlarono di “una associazione che non abbia forme stabili e organismi speciali.... [che rappresenta] lo sviluppo e il perfezionamento della prepotenza diretta ad ogni scopo di male”. Ed è dovuto passare oltre un secolo affinché nell'ordinamento giuridico italiano venisse inserito il reato di “associazione mafiosa”, norma che è costata la vita all'esponente del Partito Comunista Pio La Torre, creata per – cito testualmente - "riscattare l'indifferenza e l'agnosticismo che per troppo tempo vi era stato nel nostro ordinamento di fronte al fenomeno mafioso." In mezzo una lunga serie di relazioni mortificanti prodotte proprio dalla commissioni antimafia, la cui prima istituzione è stata proposta il 14 settembre 1948, come dire che la commissione antimafia nasce con la stessa Repubblica Italiana. Da allora a ogni legislatura il Parlamento approva la costituzione di questa Commissione bicamerale con la speranza che si faccia chiarezza. E cosa ha prodotto fino a ora? Parole, parole, parole. Le ultime commissioni antimafia istituite da questo Parlamento hanno prodotto solo questo: parole. E hanno tradito la missione originaria di questo istituto: indagare un fenomeno di enormi proporzioni, dai contorni sfumati e mai troppo ben definiti e proporre soluzioni legislative. Dare risposte. Concrete, su temi ben definiti che riguardano tutta la popolazione italiana. Cosa succede nell'oscurità delle celle del 41 bis? Chi gestisce il flusso informativo che si genera dentro le carceri? Quanto l'autorità giudiziaria è messa a conoscenza di queste informazioni? Esiste nell'ambito del cosiddetto “carcere duro” un “circuito parallelo” a quello giudiziario che controlla e rischia di orientare le collaborazioni con la giustizia prima che vengano formalizzate? E ci risulta anche che le strategie “alte” delle associazioni criminali continuino a passare per i loro vecchi capi, seppur sepolti nel regime del 41 bis. E ancora, che fine fa l'enorme patrimonio generato dalle confische dei beni mafiosi? Che ruolo ha l'agenzia dei beni confiscati? E i patrimoni di mafia di seconda e terza generazione? Oppure, domani si terrà un evento mondiale in Italia, l'Expo di Milano del 2015. E' possibile che l'enorme flusso di denaro finisca quasi per intero nelle tasche dei clan della 'ndrangheta? E questo Parlamento cosa fa? Resta a guardare, incosciente o, addirittura, connivente? Si può pensare di intervenire in tempo utile per evitare questo scempio? Una volta tanto intervenire in diretta e non a danno già consumato. Ecco cosa vorremmo... che per una volta questa commissione fornisse risposte e soluzioni e non solo parole. Nonostante queste premesse, che riteniamo doveroso fare, con l'auspicio che l'impegno della commissione d'inchiesta sia quello di indagare veramente, senza superficialità, con profondità questo fenomeno, senza guardare alle diverse parti politiche, per fare luce e dare una risposta, votiamo a favore." Fabiana Dadone, M5S Camera
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