15 giugno 2013
Onion Pi — Make a Raspberry Pi Into a Anonymizing Tor Proxy
Onion Pi — Make a Raspberry Pi Into a Anonymizing Tor Proxy: coop0030 writes "Feel like someone is snooping on you? Browse anonymously anywhere you go with the Onion Pi Tor proxy. This is fun weekend project from Adafruit that uses a Raspberry Pi, a USB WiFi adapter and Ethernet cable to create a small, low-power and portable privacy Pi."
Pomezia, Città a 5 Stelle
Pomezia, Città a 5 Stelle:

"Grazie a tutti! Pomezia è uscita dal buio. Al ballottaggio un risultato netto ha assegnato al nostro candidato sindaco Fabio Fucci la guida della Città. La proclamazione del sindaco è avvenuta l’11 giugno e già il 13 Giugno è stata nominata la Giunta Comunale. Gli assessori sono Elisabetta Serra (vicesindaco), Emanuela Avesani, Giovanni Mattias, Veronica Filippone e Lorenzo Sbizzera. Mantenendo fede agli impegni assunti in campagna elettorale, il sindaco e la Giunta hanno già deliberato il loro primo atto di contenimento della spesa. Le indennità di posizione dei dirigenti comunali sono state riportate nei limiti stabiliti del CCNL con il recupero di oltre 200.000 euro per il 2013 e oltre 500.000 euro a partire dal 2014. Buon lavoro a tutti noi." M5S Pomezia
"Grazie a tutti! Pomezia è uscita dal buio. Al ballottaggio un risultato netto ha assegnato al nostro candidato sindaco Fabio Fucci la guida della Città. La proclamazione del sindaco è avvenuta l’11 giugno e già il 13 Giugno è stata nominata la Giunta Comunale. Gli assessori sono Elisabetta Serra (vicesindaco), Emanuela Avesani, Giovanni Mattias, Veronica Filippone e Lorenzo Sbizzera. Mantenendo fede agli impegni assunti in campagna elettorale, il sindaco e la Giunta hanno già deliberato il loro primo atto di contenimento della spesa. Le indennità di posizione dei dirigenti comunali sono state riportate nei limiti stabiliti del CCNL con il recupero di oltre 200.000 euro per il 2013 e oltre 500.000 euro a partire dal 2014. Buon lavoro a tutti noi." M5S Pomezia
M5S, Nuti: “Compravendita deputati” Giarrusso: “Denunci o sia espulso”
M5S, Nuti: “Compravendita deputati” Giarrusso: “Denunci o sia espulso”:
Il clima è incandescente tra il parlamentari del Movimento 5 Stelle. I protagonisti sono tutti siciliani: il neo capogruppo alla Camera, Riccardo Nuti, ieri ha scritto su Faceboook che sarebbe in atto un progetto di acquisizione “morale e politica dei nostri parlamentari”. Poco dopo è arrivata la replica dei senatori Francesco Campanella e Mario Michele Giarrusso che lo hanno invitato a denunciare tutto alla Procura, se ne ha le prove, oppure ne chiederanno l’espulsione.
Le nuove polemiche si intrecciano con il caso sollevato dalla senatrice Adele Gambaro che lunedì verrà deferita al giudizio dei collegi per aver criticato l’operato del leader del Movimento. Nel mirino dei vertici dei Cinquestelle ci sono sia i “mandanti” dell’operazione di compravendita, “personaggi – assicura Nuti – che nutrono rancore per il M5S e per Beppe”. Sia le possibili “prede”: quelli che “con la scusa della ‘libertà di critica’, già indagano su quanti soldi pubblici gli spetterebbero”, se formassero un nuovo gruppo.
“Se Nuti ha notizia di una compravendita è suo dovere andare in Procura. Altrimenti sono fatti inventati e mi troverei costretto a chiedere la sua espulsione perché sta diffamando il movimento”, dice il senatore M5S, Mario Michele Giarrusso.
Anche il senatore Francesco Campanella invita Nuti a fare i nomi dei coinvolti: “Riccardo Nuti ha denunciato un tentativo di compravendita di parlamentari del Movimento 5 Stelle. A quanto pare ci sono notizie certe. Vorremmo conoscere i nomi. O dimostrano che non è vero oppure non ci rappresentano. Abbiamo speso tempo e sudore per fare politica senza soldi”.
clap
Il clima è incandescente tra il parlamentari del Movimento 5 Stelle. I protagonisti sono tutti siciliani: il neo capogruppo alla Camera, Riccardo Nuti, ieri ha scritto su Faceboook che sarebbe in atto un progetto di acquisizione “morale e politica dei nostri parlamentari”. Poco dopo è arrivata la replica dei senatori Francesco Campanella e Mario Michele Giarrusso che lo hanno invitato a denunciare tutto alla Procura, se ne ha le prove, oppure ne chiederanno l’espulsione.
Le nuove polemiche si intrecciano con il caso sollevato dalla senatrice Adele Gambaro che lunedì verrà deferita al giudizio dei collegi per aver criticato l’operato del leader del Movimento. Nel mirino dei vertici dei Cinquestelle ci sono sia i “mandanti” dell’operazione di compravendita, “personaggi – assicura Nuti – che nutrono rancore per il M5S e per Beppe”. Sia le possibili “prede”: quelli che “con la scusa della ‘libertà di critica’, già indagano su quanti soldi pubblici gli spetterebbero”, se formassero un nuovo gruppo.
“Se Nuti ha notizia di una compravendita è suo dovere andare in Procura. Altrimenti sono fatti inventati e mi troverei costretto a chiedere la sua espulsione perché sta diffamando il movimento”, dice il senatore M5S, Mario Michele Giarrusso.
Anche il senatore Francesco Campanella invita Nuti a fare i nomi dei coinvolti: “Riccardo Nuti ha denunciato un tentativo di compravendita di parlamentari del Movimento 5 Stelle. A quanto pare ci sono notizie certe. Vorremmo conoscere i nomi. O dimostrano che non è vero oppure non ci rappresentano. Abbiamo speso tempo e sudore per fare politica senza soldi”.
clap
La bancarotta della giustizia italiana
La bancarotta della giustizia italiana:

"L’ultima scoperta dal governo Letta è il sovraffollamento delle carceri - che dura almeno da un decennio – tanto da dedicarci un decreto. E come Letta e il Governo delle “larghe intese” risolvono il problema? Semplice, per superare l’emergenza basta buttare fuori un bel po’ di reclusi. Punto. E' sufficiente leggere le indiscrezioni sul testo di legge che verrà presentato dal Consiglio dei Ministri: la detenzione domiciliare potrà applicarsi anche a condannati a pene fino a 6 anni.
Corruzione, frode fiscale, falso in bilancio, truffe, abuso d’ufficio, inquinamento, frodi comunitarie, hanno pene massime tra i 3 e i 6 anni (ma nella pratica, nessuno si becca più di 3 anni). Inoltre, che c’entra con l’affollamento delle carceri la sospensione della pena per chi è agli arresti domiciliari e deve scontare una pena residua di 4 anni? E perché, oltre alle detrazioni della buona condotta, per coloro che devono espiare la pena per altri 3 anni si prevede uno sconto di pena ovvero la liberazione anticipata? E la famosa certezza della pena? Eppure basterebbe un po’ di impegno. Ad esempio una razionalizzazione degli spazi degli istituti penitenziari, per trovare un posto dignitoso per tutti invece di costruire nuove imponenti carceri, con la soddisfazione dei soliti palazzinari. Predisporre interventi ordinari e straordinari per gli istituti esistenti con l'apertura di ali chiuse in quanto fatiscenti. Basterebbe rivedere i capolavori normativi di tre dei principali artefici del sovraffollamento carcerario: Bossi, Fini e Giovanardi. Basterebbe predisporre seri programmi di lavoro dentro il carcere perché – è noto da tutte le statistiche – nessun recluso ha il piacere di tornare in galera se ha qualcosa di lecito da fare fuori. E se non ce l’ha, torna a delinquere. Ed è questo ciò che il MoVimento 5 Stelle propone in Parlamento, denunciando il mercimonio sulla pelle dei detenuti. Una autentica bancarotta della giustizia.
Ps:: Fra coloro che possono essere condannati a 6 anni di reclusione ci sono anche gli accusati di associazione mafiosa: ai domiciliari è molto più semplice seguire i business." Commissione Giustizia M5S Camera
"L’ultima scoperta dal governo Letta è il sovraffollamento delle carceri - che dura almeno da un decennio – tanto da dedicarci un decreto. E come Letta e il Governo delle “larghe intese” risolvono il problema? Semplice, per superare l’emergenza basta buttare fuori un bel po’ di reclusi. Punto. E' sufficiente leggere le indiscrezioni sul testo di legge che verrà presentato dal Consiglio dei Ministri: la detenzione domiciliare potrà applicarsi anche a condannati a pene fino a 6 anni.
Corruzione, frode fiscale, falso in bilancio, truffe, abuso d’ufficio, inquinamento, frodi comunitarie, hanno pene massime tra i 3 e i 6 anni (ma nella pratica, nessuno si becca più di 3 anni). Inoltre, che c’entra con l’affollamento delle carceri la sospensione della pena per chi è agli arresti domiciliari e deve scontare una pena residua di 4 anni? E perché, oltre alle detrazioni della buona condotta, per coloro che devono espiare la pena per altri 3 anni si prevede uno sconto di pena ovvero la liberazione anticipata? E la famosa certezza della pena? Eppure basterebbe un po’ di impegno. Ad esempio una razionalizzazione degli spazi degli istituti penitenziari, per trovare un posto dignitoso per tutti invece di costruire nuove imponenti carceri, con la soddisfazione dei soliti palazzinari. Predisporre interventi ordinari e straordinari per gli istituti esistenti con l'apertura di ali chiuse in quanto fatiscenti. Basterebbe rivedere i capolavori normativi di tre dei principali artefici del sovraffollamento carcerario: Bossi, Fini e Giovanardi. Basterebbe predisporre seri programmi di lavoro dentro il carcere perché – è noto da tutte le statistiche – nessun recluso ha il piacere di tornare in galera se ha qualcosa di lecito da fare fuori. E se non ce l’ha, torna a delinquere. Ed è questo ciò che il MoVimento 5 Stelle propone in Parlamento, denunciando il mercimonio sulla pelle dei detenuti. Una autentica bancarotta della giustizia.
Ps:: Fra coloro che possono essere condannati a 6 anni di reclusione ci sono anche gli accusati di associazione mafiosa: ai domiciliari è molto più semplice seguire i business." Commissione Giustizia M5S Camera
Il fango mediatico di Sky
Il fango mediatico di Sky:

"Ore 17.00 circa, SKY, La giornalista Saluzzi, e tanti altri in studio. Per parlare del Movimento 5 Stelle,hanno invitato Mastrangeli (Gruppo misto), espulso dal M5S! che si presenta con il distintivo M5S sul bavero della giacca, e tuona contro il M5S, come se ne facesse ancora parte. Dice che 30, o 40 del movimento, GIUSTAMENTE dialogheranno e collaboreranno (forse passeranno anche con il PD! Ci da a tutti dei talebani a cui tagliare la barba e la gola! RISATE GENERALI E FRIZZI SUL M5S da parte di tutti! E il Mastrangeli continua a farneticare, con Polverini, Malagutti (Espresso), e tale onorevole del PD che continuano a offendere in tutti i modi il M5S! La Saluzzi si diverte, tutti ridono di noi, il Mastrangeli, rappresentandoci "ufficialmente", continua a offenderci tutti e a farneticare! Fine della trasmissione su SKY! Io chiedo UFFICIALMENTE a BEPPE GRILLO e CASALEGGIO, di difendere il MoVimento legalmente da tanto fango! Non possiamo farci denigrare e offendere pubblicamente così! SERVE UNA VERA AZIONE LEGALE A TUTELA DEL M5S!" marco beato
"Ore 17.00 circa, SKY, La giornalista Saluzzi, e tanti altri in studio. Per parlare del Movimento 5 Stelle,hanno invitato Mastrangeli (Gruppo misto), espulso dal M5S! che si presenta con il distintivo M5S sul bavero della giacca, e tuona contro il M5S, come se ne facesse ancora parte. Dice che 30, o 40 del movimento, GIUSTAMENTE dialogheranno e collaboreranno (forse passeranno anche con il PD! Ci da a tutti dei talebani a cui tagliare la barba e la gola! RISATE GENERALI E FRIZZI SUL M5S da parte di tutti! E il Mastrangeli continua a farneticare, con Polverini, Malagutti (Espresso), e tale onorevole del PD che continuano a offendere in tutti i modi il M5S! La Saluzzi si diverte, tutti ridono di noi, il Mastrangeli, rappresentandoci "ufficialmente", continua a offenderci tutti e a farneticare! Fine della trasmissione su SKY! Io chiedo UFFICIALMENTE a BEPPE GRILLO e CASALEGGIO, di difendere il MoVimento legalmente da tanto fango! Non possiamo farci denigrare e offendere pubblicamente così! SERVE UNA VERA AZIONE LEGALE A TUTELA DEL M5S!" marco beato
Addio alle 9 Province siciliane Commissari in attesa dei Consorzi
Addio alle 9 Province siciliane Commissari in attesa dei Consorzi:
Nove province abolite, 335 consiglieri decaduti, 50 milioni di risparmio previsto, 5.600 dipendenti pubblici da ricollocare, 292 milioni di debiti, 57 milioni di finanziamenti distribuiti dalla Regione ai nove enti provinciali. Sono questi i numeri delle vecchie Province in Sicilia che da oggi non esistono più. Ieri gli ultimi consigli provinciali e alla mezzanotte si è concluso ufficialmente il lavoro di presidenti, assessori e consiglieri.
Da oggi gli enti sono quindi in una fase di transizione che dovrebbe approdare, non appena l’Assemblea siciliana approverà il disegno di legge ancora in fase di definizione da parte del governo Crocetta, alla nascita dei “liberi Consorzi” tra comuni, in base a quanto stabilisce lo statuto speciale della Regione. Non ci saranno più elezioni e saranno gli amministratori dei Comuni a fare parte dei Consorzi, il cui numero e le cui funzioni sono ancora da definire.
Il governo Crocetta si appresta a nominare i commissari prefettizi (a Catania, Ragusa, Trapani e Caltanissetta sono già insediati) che gestiranno gli enti fino alla creazione dei ‘liberi Consorzi’, che, in base alla norma di scioglimento delle Province, dovranno essere istituiti entro il 31 dicembre di quest’anno.
Però il passaggio non sarà semplice. Il problema principale riguarda, il personale degli enti. Secondo l’Unione delle Province regionali (Urps), sarebbero a rischio gli stipendi, a partire da luglio. Nelle casse delle Province mancherebbero circa 80 milioni di euro, a causa dei tagli nei trasferimenti da parte dello Stato e della Regione. Il governo regionale sta definendo una manovra di assestamento del bilancio, tenendo invariato comunque i saldi. Della questione, il governatore Rosario Crocetta ne ha discusso l’altro ieri con il premier Enrico Letta. “Il personale stia tranquillo, non si perderà un solo posto di lavoro”, assicura il presidente della Regione. Un comitato dei saggi sta intanto lavorando al nuovo testo di legge per la creazione dei liberi Consorzi. “Spero sia pronto al più presto e l’Assemblea lo approvi entro i termini che ci siamo dati”, aggiunge Crocetta.
La carenza di fondi potrebbe avere ripercussioni anche su alcune attività gestite dagli enti, a cominciare dalle scuole. Una boccata d’ossigeno è arrivata in extremis con la firma dell’accordo tra Regione e Province sul patto di stabilità verticale. La Regione ha ceduto spazi finanziari alle Province per 57 milioni di euro, distribuiti ai nove enti.
A Palermo vanno 13 milioni, seguono Catania con 11,8 milioni, Messina con 6,1 milioni, Siracusa con 5,6 milioni, Ragusa con 5,2 milioni, Trapani con 4,4 mln, Enna con 3,3 milioni e Caltanissetta con 2,8 milioni.
clap
Nove province abolite, 335 consiglieri decaduti, 50 milioni di risparmio previsto, 5.600 dipendenti pubblici da ricollocare, 292 milioni di debiti, 57 milioni di finanziamenti distribuiti dalla Regione ai nove enti provinciali. Sono questi i numeri delle vecchie Province in Sicilia che da oggi non esistono più. Ieri gli ultimi consigli provinciali e alla mezzanotte si è concluso ufficialmente il lavoro di presidenti, assessori e consiglieri.
Da oggi gli enti sono quindi in una fase di transizione che dovrebbe approdare, non appena l’Assemblea siciliana approverà il disegno di legge ancora in fase di definizione da parte del governo Crocetta, alla nascita dei “liberi Consorzi” tra comuni, in base a quanto stabilisce lo statuto speciale della Regione. Non ci saranno più elezioni e saranno gli amministratori dei Comuni a fare parte dei Consorzi, il cui numero e le cui funzioni sono ancora da definire.
Il governo Crocetta si appresta a nominare i commissari prefettizi (a Catania, Ragusa, Trapani e Caltanissetta sono già insediati) che gestiranno gli enti fino alla creazione dei ‘liberi Consorzi’, che, in base alla norma di scioglimento delle Province, dovranno essere istituiti entro il 31 dicembre di quest’anno.
Però il passaggio non sarà semplice. Il problema principale riguarda, il personale degli enti. Secondo l’Unione delle Province regionali (Urps), sarebbero a rischio gli stipendi, a partire da luglio. Nelle casse delle Province mancherebbero circa 80 milioni di euro, a causa dei tagli nei trasferimenti da parte dello Stato e della Regione. Il governo regionale sta definendo una manovra di assestamento del bilancio, tenendo invariato comunque i saldi. Della questione, il governatore Rosario Crocetta ne ha discusso l’altro ieri con il premier Enrico Letta. “Il personale stia tranquillo, non si perderà un solo posto di lavoro”, assicura il presidente della Regione. Un comitato dei saggi sta intanto lavorando al nuovo testo di legge per la creazione dei liberi Consorzi. “Spero sia pronto al più presto e l’Assemblea lo approvi entro i termini che ci siamo dati”, aggiunge Crocetta.
La carenza di fondi potrebbe avere ripercussioni anche su alcune attività gestite dagli enti, a cominciare dalle scuole. Una boccata d’ossigeno è arrivata in extremis con la firma dell’accordo tra Regione e Province sul patto di stabilità verticale. La Regione ha ceduto spazi finanziari alle Province per 57 milioni di euro, distribuiti ai nove enti.
A Palermo vanno 13 milioni, seguono Catania con 11,8 milioni, Messina con 6,1 milioni, Siracusa con 5,6 milioni, Ragusa con 5,2 milioni, Trapani con 4,4 mln, Enna con 3,3 milioni e Caltanissetta con 2,8 milioni.
clap
La Gambaro si rimetta alla Rete
La Gambaro si rimetta alla Rete:
di Anna e Paolo Becchi
Nei prossimi giorni i giornali grideranno allo scandalo per il “caso” della Senatrice Gambaro. Dopo la comunicazione annunciata da Crimi e Morra della prossima riunione del gruppo parlamentare del M5S per valutare la «proposta di cessazione dell’appartenenza al gruppo parlamentare» si tornerà – su stampa e televisioni – ad accusare il M5S di assenza di democrazia interna, e Grillo di essere un “dittatore” che non ammette, all’interno del “suo” movimento, né opposizioni né dissensi. Ma cosa c’entra la democrazia interna al MoVimento con il “caso” Gambaro? Non c’entra nulla. Ripercorriamo brevemente i fatti.
La Senatrice, eletta nelle fila del M5S, rilascia un’intervista in televisione nel corso della quale dichiara che «il problema del Movimento è Beppe Grillo» ed aggiunge: «stiamo pagando i toni e la comunicazione di Beppe Grillo, i suoi post minacciosi, soprattutto quelli contro il Parlamento. Mi chiedo come possa parlare male del Parlamento se qui non lo abbiamo mai visto». Si tratta di dichiarazioni politicamente molto decise, di una presa di posizione chiara e radicale contro Beppe Grillo, che è e resta il capo politico del MoVimento.
La domanda, allora, non è se nel M5S vi sia spazio per il dissenso, la dialettica interna, la critica, quanto piuttosto il chiarire una volta per tutte la questione fondamentale del rapporto tra capo politico, MoVimento e gruppi parlamentari. La Senatrice non ha espresso dissenso verso questioni politiche discusse dal gruppo, ma ha indicato in Grillo la causa della perdita di consensi del MoVimento nell’ultima tornata elettorale. Ora, la Senatrice avrebbe potuto esprimere chiaramente la sua critica all’interno del gruppo e invece ha deciso di farlo pubblicamente in un’intervista televisiva concordata, proprio quando il giorno prima in una lunga riunione congiunta dei gruppi di Camera e Senato si era sottolineata l’importanza di evitare di dare in pasto opinioni di dissenso ai giornalisti, sempre pronti a contribuire al gioco del massacro. La Senatrice, insomma, è andata contro un principio etico valido per qualsiasi forza politica, il quale impone la lealtà verso i propri compagni e il rispetto delle decisioni prese insieme.
Ma vi è un aspetto ulteriore e decisivo per il M5S: una portavoce non può parlare a titolo personale. La differenza sostanziale tra il MoVimento e i partiti politici tradizionali consiste nel fatto che deputati e senatori sono infatti solo i portavoce del MoVimento nel Parlamento. La questione cruciale allora è anche se con quello che la Senatrice ha detto abbia espresso la voce del MoVimento. Lei non ha violato in modo esplicito regole del Codice di comportamento, ma ci sono regole più alte di quelle scritte nei codici: ha violato la fiducia che il MoVimento aveva riposto in lei.
Alla decisione di indire una riunione dei parlamentari 5 Stelle per decidere della proposta di espulsione si è giunti dopo che Grillo aveva invitato la Senatrice a uscire dal M5S e Adele Gambaro, dopo aver detto di voler valutare se andare al Gruppo Misto, aveva dichiarato: «Non ho assolutamente intenzione di passare al Gruppo Misto. Io sono ancora nel M5S e ci rimango finche’ non dovessero decidere di espellermi». Questo muro contro muro non ha alcun senso, se non quello di danneggiare ulteriormente l’immagine del MoVimento. Se un membro del gruppo parlamentare del M5S non condivide più le scelte del suo capo, con cui il MoVimento continua a identificarsi, non si capisce la ragione per la quale non dovrebbe spontaneamente dimettersi. La stessa Senatrice Gambaro, del resto, aveva qualche mese fa dichiarato: “Penso ad un Parlamentare che nel caso non fosse più in sintonia con il M5S, grazie al quale è stato eletto, la sua base, i suoi principi, semplicemente si debba dimettere”. E ora si presenta in televisione, da sola, attaccando il capo del MoVimento e dichiarando che non se ne andrà.
È sotto gli occhi di tutti che le dichiarazioni della Senatrice hanno leso non solo Beppe Grillo ma l’immagine del Movimento 5S in quanto tale. Ed è dunque il MoVimento che deve decidere sulla espulsione della senatrice. Se in qualsiasi modo i gruppi parlamentari impedissero o bloccassero questo rinvio al MoVimento, si esporrebbero ad un fatto gravissimo che metterebbe in questione un principio fondante: il MoVimento è “tutto” e loro sono solo i “portavoce”.
Si vorrebbe sempre evitare un’espulsione, una decisione in ogni caso difficile e sofferta, ultima ratio a cui ricorrere. Eppure è la Senatrice Gambaro ad avere imposto questa scelta, e hanno ragione Crimi e Morra a rammaricarsi del fatto che «invitare alla coerenza e al rispetto del patto elettorale sul quale si fonda ogni responsabilità politica nei confronti dei cittadini, sia per alcuni così impegnativo da rispettare». Qui non c’entra la democrazia interna, ma il fatto che la Senatrice, per usare le sue parole, non è più «in sintonia con il M5S.»
Nei prossimi giorni i giornali grideranno allo scandalo per il “caso” della Senatrice Gambaro. Dopo la comunicazione annunciata da Crimi e Morra della prossima riunione del gruppo parlamentare del M5S per valutare la «proposta di cessazione dell’appartenenza al gruppo parlamentare» si tornerà – su stampa e televisioni – ad accusare il M5S di assenza di democrazia interna, e Grillo di essere un “dittatore” che non ammette, all’interno del “suo” movimento, né opposizioni né dissensi. Ma cosa c’entra la democrazia interna al MoVimento con il “caso” Gambaro? Non c’entra nulla. Ripercorriamo brevemente i fatti.
La Senatrice, eletta nelle fila del M5S, rilascia un’intervista in televisione nel corso della quale dichiara che «il problema del Movimento è Beppe Grillo» ed aggiunge: «stiamo pagando i toni e la comunicazione di Beppe Grillo, i suoi post minacciosi, soprattutto quelli contro il Parlamento. Mi chiedo come possa parlare male del Parlamento se qui non lo abbiamo mai visto». Si tratta di dichiarazioni politicamente molto decise, di una presa di posizione chiara e radicale contro Beppe Grillo, che è e resta il capo politico del MoVimento.
La domanda, allora, non è se nel M5S vi sia spazio per il dissenso, la dialettica interna, la critica, quanto piuttosto il chiarire una volta per tutte la questione fondamentale del rapporto tra capo politico, MoVimento e gruppi parlamentari. La Senatrice non ha espresso dissenso verso questioni politiche discusse dal gruppo, ma ha indicato in Grillo la causa della perdita di consensi del MoVimento nell’ultima tornata elettorale. Ora, la Senatrice avrebbe potuto esprimere chiaramente la sua critica all’interno del gruppo e invece ha deciso di farlo pubblicamente in un’intervista televisiva concordata, proprio quando il giorno prima in una lunga riunione congiunta dei gruppi di Camera e Senato si era sottolineata l’importanza di evitare di dare in pasto opinioni di dissenso ai giornalisti, sempre pronti a contribuire al gioco del massacro. La Senatrice, insomma, è andata contro un principio etico valido per qualsiasi forza politica, il quale impone la lealtà verso i propri compagni e il rispetto delle decisioni prese insieme.
Ma vi è un aspetto ulteriore e decisivo per il M5S: una portavoce non può parlare a titolo personale. La differenza sostanziale tra il MoVimento e i partiti politici tradizionali consiste nel fatto che deputati e senatori sono infatti solo i portavoce del MoVimento nel Parlamento. La questione cruciale allora è anche se con quello che la Senatrice ha detto abbia espresso la voce del MoVimento. Lei non ha violato in modo esplicito regole del Codice di comportamento, ma ci sono regole più alte di quelle scritte nei codici: ha violato la fiducia che il MoVimento aveva riposto in lei.
Alla decisione di indire una riunione dei parlamentari 5 Stelle per decidere della proposta di espulsione si è giunti dopo che Grillo aveva invitato la Senatrice a uscire dal M5S e Adele Gambaro, dopo aver detto di voler valutare se andare al Gruppo Misto, aveva dichiarato: «Non ho assolutamente intenzione di passare al Gruppo Misto. Io sono ancora nel M5S e ci rimango finche’ non dovessero decidere di espellermi». Questo muro contro muro non ha alcun senso, se non quello di danneggiare ulteriormente l’immagine del MoVimento. Se un membro del gruppo parlamentare del M5S non condivide più le scelte del suo capo, con cui il MoVimento continua a identificarsi, non si capisce la ragione per la quale non dovrebbe spontaneamente dimettersi. La stessa Senatrice Gambaro, del resto, aveva qualche mese fa dichiarato: “Penso ad un Parlamentare che nel caso non fosse più in sintonia con il M5S, grazie al quale è stato eletto, la sua base, i suoi principi, semplicemente si debba dimettere”. E ora si presenta in televisione, da sola, attaccando il capo del MoVimento e dichiarando che non se ne andrà.
È sotto gli occhi di tutti che le dichiarazioni della Senatrice hanno leso non solo Beppe Grillo ma l’immagine del Movimento 5S in quanto tale. Ed è dunque il MoVimento che deve decidere sulla espulsione della senatrice. Se in qualsiasi modo i gruppi parlamentari impedissero o bloccassero questo rinvio al MoVimento, si esporrebbero ad un fatto gravissimo che metterebbe in questione un principio fondante: il MoVimento è “tutto” e loro sono solo i “portavoce”.
Si vorrebbe sempre evitare un’espulsione, una decisione in ogni caso difficile e sofferta, ultima ratio a cui ricorrere. Eppure è la Senatrice Gambaro ad avere imposto questa scelta, e hanno ragione Crimi e Morra a rammaricarsi del fatto che «invitare alla coerenza e al rispetto del patto elettorale sul quale si fonda ogni responsabilità politica nei confronti dei cittadini, sia per alcuni così impegnativo da rispettare». Qui non c’entra la democrazia interna, ma il fatto che la Senatrice, per usare le sue parole, non è più «in sintonia con il M5S.»
Galaxy NX, la fotocamera professionale con Android
Galaxy NX, la fotocamera professionale con Android: Maipiusenza - Svelata l'ultima mirrorless di Samsung, dotata di sistema Jelly Bean: ha ottiche intercambiabili e sensore da 20,3 megapixel.
Iscriviti a:
Commenti (Atom)